Da Roma a Lugano con tutta la famiglia: la storia di Federica, “Fede in Swiss”

Federica Fede in Swiss racconta il suo trasferimento da Roma a Lugano

Ci sono cambiamenti che maturano lentamente, magari per anni, e altri che invece arrivano quasi tutti insieme, costringendoti a prendere decisioni importanti in pochissimo tempo. Quella di Federica, conosciuta sui social come Fede in Swiss, appartiene decisamente alla seconda categoria: nel 2022 suo marito decide di lasciare l’Italia e provare a lavorare in Svizzera, inizialmente nei Grigioni, poi nel giro di pochi mesi la famiglia si ricompone, arrivano i bambini e comincia una nuova vita che li porterà definitivamente a Lugano.

Quando ci siamo incontrati proprio a Lugano, una delle cose che mi interessava capire era cosa ci fosse realmente dietro quella decisione, perché oggi Federica racconta la Svizzera sui social con grande naturalezza, ma dietro ai video, ai consigli e alla vita che mostra c’è stato un percorso molto meno semplice di quanto potrebbe apparire guardandolo da fuori.

Quando continuare come prima non sembra più la scelta migliore

La decisione iniziale nasce soprattutto dalla situazione lavorativa del marito, che in Italia aveva un’impresa edile e si trovava, per usare le parole di Federica, dentro quella classica sensazione del criceto che continua a correre sulla ruota: lavoro, tasse, burocrazia, problemi da rincorrere e una quotidianità che con il passare del tempo era diventata sempre più pesante.

Così decide di provare la Svizzera.

All’inizio parte da solo, trova lavoro nei Grigioni e, non potendo ancora organizzare immediatamente il trasferimento di tutta la famiglia, vive per un periodo in un B&B. Federica e i bambini rimangono a Roma, i rapporti quotidiani passano soprattutto attraverso videochiamate e tecnologia, finché arriva il momento di capire se quella esperienza debba restare soltanto un tentativo professionale oppure trasformarsi in qualcosa di molto più grande.

A quel punto Federica raggiunge il marito con i figli e scopre subito una cosa: i Grigioni sono bellissimi, ma non sono il posto nel quale immagina la propria vita.

Venendo da Roma, l’ambiente estremamente montano non le restituisce quella sensazione di casa che cercava e, quando il marito la porta per la prima volta a vedere Lugano, la reazione è completamente diversa: amore a prima vista, da lì la decisione diventa molto più concreta.

Trovare casa a Lugano da Roma, senza conoscere praticamente nulla della Svizzera

Se il trasferimento fosse stato semplice, probabilmente questa storia sarebbe molto meno interessante.

Federica racconta di aver dovuto cercare casa praticamente da Roma e soprattutto di essersi trovata davanti a uno dei classici cortocircuiti che può incontrare chi vuole diventare residente: per ottenere determinate condizioni serve il permesso, ma per procedere con il permesso serve anche dimostrare dove si andrà a vivere.

Lei stessa ammette di essere partita quasi senza preparazione, non perché considerasse inutile informarsi, ma perché gli eventi si erano mossi talmente velocemente da non lasciarle molto tempo per studiare il sistema svizzero prima di entrarci.

Così ha fatto quello che, ascoltandola parlare, sembra essere uno dei tratti più evidenti del suo carattere: ha insistito.

Ha cercato di far combaciare casa, documenti, scuola dei bambini e trasferimento fino a quando è riuscita a mettere insieme tutti i pezzi; non è stato un percorso lineare, ma nel giro di pochi mesi quella che inizialmente era stata l’esperienza lavorativa del marito è diventata la nuova vita di tutta la famiglia.

Vivere in quattro con un solo stipendio svizzero

All’inizio a lavorare era soltanto il marito e naturalmente durante l’intervista è venuta fuori una delle domande che interessano maggiormente chi pensa di trasferirsi: si riesce davvero a vivere in Svizzera con una famiglia e un solo stipendio? Nel loro caso sì.

Federica racconta che il marito, grazie alla propria esperienza nell’edilizia e alle capacità professionali, è riuscito progressivamente a migliorare la propria posizione e il proprio stipendio, permettendo alla famiglia di mantenere uno stile di vita dignitoso.

Ed è qui che emerge un concetto sul quale ci siamo trovati parecchio d’accordo: avere una professione fa una differenza enorme.

Arrivare in Svizzera pensando semplicemente di trovare “un lavoro qualsiasi” e aspettandosi automaticamente stipendi altissimi rischia di produrre una delusione, perché il mercato premia molto di più chi porta competenze concrete e valore alle aziende. Questo non significa naturalmente che ogni professionista diventerà ricco né che chi svolge un lavoro meno qualificato non abbia possibilità, significa semplicemente che il tipo di competenze con cui si entra nel mercato del lavoro può cambiare parecchio anche la qualità della vita che si riuscirà poi a costruire.

Da un video fatto quasi per gioco a “Fede in Swiss”

La parte forse più curiosa della storia arriva dopo il trasferimento, Federica si ritrova lontana da Roma, senza la famiglia vicino e attraversa un periodo nel quale sente inevitabilmente il peso del cambiamento. Ogni volta che torna in Italia, però, amici e conoscenti continuano a farle domande sulla Svizzera: come funziona, come si vive, quali differenze ci sono.

Così un giorno, mentre è fuori con il cane, decide praticamente per gioco di registrare un video.

Parla di una cosa semplicissima, i sacchetti per raccogliere i bisogni dei cani, uno di quei piccoli dettagli della quotidianità svizzera che per chi arriva dall’Italia può risultare curioso; il video funziona molto più del previsto e da lì inizia un percorso che nel tempo la porterà a diventare Fede in Swiss, oggi conosciuta su Instagram e TikTok proprio per i suoi contenuti sulla vita in Svizzera.

La cosa interessante è che i social, oltre a darle una community, hanno finito per avere conseguenze concrete anche sulla sua vita professionale.

Facendosi conoscere sul territorio, raccontando la propria esperienza e costruendo progressivamente una reputazione, Federica riesce infatti ad avvicinarsi al settore immobiliare, un ambiente nel quale entrare senza contatti e senza una storia professionale locale non è necessariamente semplice.

In questo caso qualcosa nato quasi per combattere la noia è diventato una vera opportunità.

Trasferirsi significa anche accettare di non essere più in Italia

C’è una cosa sulla quale Federica insiste molto e che secondo me vale la pena riportare, perché riguarda uno degli errori più comuni di chi cambia Paese: pensare che basti attraversare la frontiera continuando però a ragionare esattamente come prima.

La Svizzera italiana parla italiano, ma non è Italia.

Ci sono regole differenti, un mercato del lavoro diverso, un altro modo di presentarsi a un colloquio, curriculum impostati diversamente e soprattutto una cultura nella quale alcune abitudini che in Italia vengono considerate normali non necessariamente funzionano nello stesso modo.

Per Federica la Svizzera non è un Paese per tutti, proprio perché richiede adattamento.

Ci sono molte regole e bisogna rispettarle, dalla quotidianità alla circolazione stradale, e questo da una parte può sembrare più rigido; dall’altra è proprio quel sistema di regole ad averle dato una sensazione di sicurezza che, soprattutto come madre, dice di non aver vissuto nello stesso modo quando abitava a Roma.

Quello che manca dell’Italia e quello che invece non manca affatto

Naturalmente cambiare vita non significa smettere improvvisamente di amare tutto quello che si è lasciato alle spalle.

A Federica manca soprattutto la convivialità italiana, quella capacità di fare amicizia velocemente, di iniziare una conversazione con uno sconosciuto e ritrovarsi dopo pochi minuti a parlare come se ci si conoscesse da tempo; lei stessa è una persona estremamente socievole e ammette che all’inizio questo aspetto della vita svizzera ha richiesto un po’ di adattamento.

Con il tempo, però, dice di aver trovato il proprio modo di relazionarsi anche con chi è nato e cresciuto qui. Quello che invece non le manca è quella sensazione di tensione che racconta di aver provato nella quotidianità romana, la paura di lasciare casa vuota per un weekend, il timore per l’automobile o quella minore tranquillità quando i figli sono fuori.

Sono naturalmente esperienze personali e non hanno la pretesa di descrivere un intero Paese, ma spiegano molto bene perché, nel suo caso, il trasferimento abbia significato soprattutto serenità, e anche il miglioramento economico ha avuto il suo peso.

Come dice Federica, i soldi non sono tutto, ma quando permettono di togliere una parte delle preoccupazioni quotidiane contribuiscono inevitabilmente alla qualità della vita.

Il consiglio più importante: se parti, parti davvero

Verso la fine della nostra chiacchierata le ho chiesto quale consiglio darebbe oggi a qualcuno che sta pensando di trasferirsi in Svizzera e la sua risposta parte proprio da un errore che riconosce di aver fatto lei stessa.

Per un certo periodo ha vissuto con un piede in Svizzera e uno ancora a Roma.

Mentalmente non aveva completato davvero il trasferimento e continuava a percepire la vecchia vita quasi come il luogo nel quale prima o poi sarebbe dovuta tornare. Soltanto successivamente ha capito che, se aveva scelto di costruire qualcosa di nuovo, doveva permettersi di viverlo fino in fondo.

Non significa tagliare i ponti con l’Italia o dimenticare la propria storia, significa accettare che un trasferimento vero richiede anche un cambiamento mentale.

E poi c’è la parte pratica: informarsi, prepararsi, capire come funziona il curriculum svizzero, come presentarsi ai colloqui, quali documenti servono e quali sono le regole del Paese. Federica ha affrontato gran parte di queste difficoltà praticamente mentre le viveva; proprio per questo oggi consiglia agli altri di fare l’opposto, arrivare il più preparati possibile.

Una nuova vita costruita passo dopo passo

Oggi Federica lavora nel settore immobiliare, continua a raccontare la Svizzera attraverso Fede in Swiss e soprattutto guarda al futuro con un obiettivo molto meno complicato di tante cose che si sentono raccontare sui social: vuole continuare a stare bene e offrire ai propri figli la serenità che sente di aver trovato qui.

La sua storia non racconta un trasferimento perfetto, racconta una famiglia che inizialmente si è separata per alcuni mesi, una casa difficile da trovare, documenti da far combaciare, un luogo che inizialmente non sembrava quello giusto, la nostalgia per Roma e la necessità di ricominciare a costruire relazioni e identità professionale praticamente da zero.

Ed è proprio questo che la rende interessante.

Perché dietro all’immagine di chi oggi vive serenamente a Lugano c’è stata una fase nella quale nessuno poteva garantire che tutto sarebbe andato come sperato; c’è stata semplicemente una decisione, seguita da tante altre decisioni più piccole, prese una dopo l’altra.

Alla fine forse è proprio questo uno degli aspetti più reali del cambiamento: raramente abbiamo tutte le risposte prima di partire. Qualche volta possiamo soltanto prepararci il meglio possibile, capire perché vogliamo farlo e poi avere abbastanza coraggio da iniziare.

Qui sotto trovi l’intervista completa che ho realizzato con Federica a Lugano, dove puoi ascoltare direttamente la sua storia, il trasferimento dalla capitale alla Svizzera, il percorso professionale e il rapporto che oggi ha con il Paese nel quale ha deciso di costruire il proprio futuro.

E se vuoi conoscere meglio il suo mondo, sui social la trovi come Fede in Swiss, dove racconta quotidianamente la Svizzera attraverso la propria esperienza personale.

Stay Wild.