Francesca, dalla Toscana alla Svizzera: una storia di cambiamento, riscatto e nuovi inizi

Ci sono cambiamenti che programmi per anni e altri che arrivano perché, a un certo punto, la vita ti mette davanti a una scelta. La storia di Francesca appartiene un po’ a entrambe le categorie. È una storia fatta di partenze, sacrifici, lavoro, difficoltà familiari, maternità e soprattutto della capacità di rimettersi in gioco più volte.

Francesca ha 35 anni, è toscana e viene da Piombino, una città di mare conosciuta anche per i collegamenti con l’Isola d’Elba. Oggi vive nel Bellinzonese, in Ticino, e quando parla della Svizzera utilizza una frase che probabilmente racconta meglio di qualsiasi altra il risultato del suo percorso: “Questa è casa mia.”

Ma per arrivare a dirlo ha fatto parecchia strada.

Dalla Toscana ai lavori stagionali

Francesca cresce in una famiglia semplice, il padre operaio, la madre casalinga, tre figli. Una realtà nella quale i soldi non erano mai qualcosa da dare per scontato e arrivare alla fine del mese poteva essere complicato.

Dopo gli studi come perito informatico, però, non riesce a trovare un lavoro legato alla sua formazione, come capita a tanti ragazzi, finisce quindi nel mondo dei lavori stagionali: cameriera, gelataia, stagioni estive molto lunghe, tante ore di lavoro e pochi margini per costruire qualcosa di diverso.

La cosa paradossale è che viveva vicino al mare, ma durante l’estate il mare quasi non riusciva a goderselo. Quando gli altri erano in vacanza, lei lavorava, le stagioni potevano andare da marzo fino a ottobre e, finita quella fase, bisognava ricominciare da capo o cercare qualche altro lavoro.

A 26 anni arriva però un momento decisivo, l’acciaieria di Piombino, dove lavorava suo padre, attraversa una crisi e per la famiglia la situazione cambia. Il padre non trova più lavoro e decide di trasferirsi in Germania, dove c’erano già alcuni parenti.

Francesca parte insieme alla famiglia. Quattro valigie e una nuova vita da costruire.

“Tornerai strisciando”

Prima di partire, Francesca racconta un episodio che ancora oggi ricorda molto bene: Il titolare del locale in cui lavorava le disse che sarebbe tornata indietro “strisciando”, chiedendo nuovamente lavoro.

Lei rispose che sarebbe tornata con la sua Audi e l’avrebbe parcheggiata sul lungomare, due anni dopo quell’Audi l’aveva comprata davvero.

Al di là dell’automobile, che naturalmente è soltanto un simbolo, quel momento racconta bene qualcosa del suo carattere: la voglia di dimostrare prima di tutto a sé stessa che poteva costruirsi una condizione diversa.

La Germania per Francesca diventa così il primo vero grande cambiamento.

Sei anni in Germania e una nuova carriera

La famiglia si stabilisce a Bad Säckingen, vicino al confine con la Svizzera tedesca, Francesca rimane lì per circa sei anni. In Germania diventa mamma, suo figlio nasce lì, studia la lingua tedesca e inizia lentamente a costruirsi una posizione professionale diversa da quella che aveva avuto in Italia.

Nell’intervista lo racconta con una frase molto semplice: passa dalla ragazza che lavorava al bar a quella che definisce una “donna in carriera”. Non è un cambiamento avvenuto dall’oggi al domani, studia, impara una nuova lingua, lavora e progressivamente cresce. Ed è proprio vivendo all’estero che inizia anche a cambiare il suo modo di vedere la vita.

Si rende conto che quello che aveva conosciuto fino a quel momento non era l’unica possibilità.

Poi arriva un momento durissimo

Durante il periodo del Covid viene a mancare sua madre, è un momento che cambia nuovamente tutto. Francesca non sta più bene in Germania e per un periodo pensa addirittura di tornare in Italia, vicino agli amici e agli affetti. Dopo tanti anni fuori sarebbe stata una scelta comprensibile, ma allo stesso tempo sente di aver fatto troppi sacrifici per tornare semplicemente indietro.

Proprio in quella fase arriva un’altra opportunità: inizia a lavorare nel settore assicurativo per un’azienda della Svizzera interna e, vivendo ancora in Germania, diventa frontaliera verso la Svizzera.

Il lavoro la porta frequentemente anche in Ticino, una volta, due volte, tre volte, e qualcosa cambia.

“Sono entrata in Svizzera e ho pensato: questa è casa mia”

Francesca comincia a frequentare il Ticino per lavoro e si innamora della zona, in particolare del Bellinzonese. La natura, le montagne, il territorio e l’ambiente le danno una sensazione molto precisa. Sente di essere arrivata nel posto giusto.

La decisione arriva velocemente: prende suo figlio, trova casa nel giro di circa un mese e si trasferisce definitivamente in Ticino. Dalla Toscana alla Germania e infine alla Svizzera, un percorso che probabilmente, quando lavorava stagionalmente a Follonica, non avrebbe mai immaginato.

Oggi riesce a mantenere da sola sé stessa e suo figlio

Uno degli aspetti più forti della sua storia riguarda proprio l’indipendenza che è riuscita a raggiungere.

Oggi Francesca è una madre single e vive da sola con suo figlio, ha un appartamento con giardino, un cane, dei gatti e soprattutto racconta di riuscire a sostenere economicamente la propria famiglia senza che manchi nulla.

Naturalmente lavora e si dà molto da fare, non presenta la Svizzera come un posto nel quale basta arrivare per avere automaticamente una vita facile, ma sottolinea una differenza fondamentale: oggi sente di avere gli strumenti per costruirsi una vita che in Italia avrebbe avuto molta più difficoltà a sostenere da sola.

Anche nell’organizzazione familiare ha trovato soluzioni che le permettono di conciliare lavoro e maternità, utilizzando per esempio il servizio della mamma diurna e l’appoggio legato alla scuola, per lei questa possibilità ha un valore enorme.

La Svizzera le ha dato anche una possibilità di crescita

Durante gli anni Francesca ha svolto lavori molto diversi, è partita dalla ristorazione e dalle pulizie, ha lavorato nelle assicurazioni e successivamente è passata al settore delle energie rinnovabili. Oggi lavora con un’azienda che si occupa, tra le altre cose, di fotovoltaico e termopompe.

Una delle cose che apprezza maggiormente della Svizzera è proprio quella che definisce meritocrazia: la sensazione che, se una persona si impegna, dimostra quello che sa fare e ha voglia di crescere, possa avere maggiori possibilità di migliorare la propria posizione, nel suo caso è successo più volte.

Non è rimasta ferma al primo lavoro trovato, ha continuato a muoversi, imparare, creare contatti e costruirsi una reputazione professionale, ed è interessante che una delle sue opportunità più recenti sia arrivata proprio perché un’azienda aveva sentito parlare di lei e del lavoro che stava facendo sul territorio.

Integrarsi significa anche cambiare mentalità

Un’altra parte importante della storia di Francesca riguarda l’integrazione. Lei non si riconosce nel racconto secondo cui la Svizzera sarebbe necessariamente un Paese freddo, triste o nel quale è impossibile costruire rapporti, la sua esperienza è stata molto diversa.

Ha cercato fin dall’inizio di conoscere le persone, costruire amicizie, partecipare alla vita locale e capire il funzionamento del posto nel quale aveva deciso di vivere. È entrata anche nel gruppo dei genitori della scuola di suo figlio e racconta che oggi gran parte delle sue amicizie sono svizzere.

Per lei il punto è semplice: se scegli di andare a vivere in un altro Paese, non puoi pretendere che sia il Paese ad adattarsi completamente a te, devi essere anche tu disposto a capire il luogo nel quale sei arrivato, rispettarlo e integrarti.

È probabilmente anche per questo che oggi non considera più il Ticino semplicemente il posto in cui vive, lo considera casa.

La sicurezza e la tranquillità hanno cambiato anche la sua vita da mamma

Quando parla della vita con suo figlio emerge un altro aspetto che per lei ha un peso enorme: la sensazione di sicurezza. Racconta, per esempio, che suo figlio può andare a scuola da solo. Sono piccole cose che, viste dall’esterno, potrebbero sembrare secondarie, ma per un genitore possono cambiare completamente la percezione della qualità della vita.

Francesca non dice che la Svizzera sia perfetta, riconosce che ogni Paese ha aspetti positivi e negativi, ma guardando alla sua situazione personale, oggi il bilancio è chiarissimo.

Rifarebbe tutto?

Alla fine dell’intervista le ho chiesto se, potendo tornare indietro, rifarebbe lo stesso percorso oppure sceglierebbe di venire direttamente in Svizzera, la sua risposta è interessante.

Una parte di lei verrebbe direttamente qui, ma allo stesso tempo riconosce che la Germania è stata fondamentale. L’ha temprata, le ha permesso di imparare il tedesco, l’ha fatta crescere e soprattutto le ha dato quella mentalità che poi le è stata utile quando è arrivata in Svizzera.

Anche questo, secondo me, dice molto sul cambiamento. Non tutte le tappe devono essere il punto di arrivo per avere avuto un senso, a volte un posto, un lavoro o un periodo della nostra vita servono semplicemente a prepararci per quello che verrà dopo.

Una storia che non parla soltanto di Svizzera

La storia di Francesca potrebbe sembrare semplicemente quella di un’italiana che si è trasferita all’estero e oggi vive meglio, secondo me racconta qualcosa di più.

Racconta di una ragazza partita da lavori stagionali, cresciuta in una famiglia normale e senza particolari privilegi, che ha accettato di spostarsi, imparare una nuova lingua, ricominciare da capo e adattarsi più volte.

Racconta anche di una donna che ha attraversato un lutto enorme, ha cresciuto un figlio e ha dovuto nuovamente decidere dove costruire il proprio futuro. Oggi Francesca dice che non tornerebbe a vivere in Italia e che vorrebbe, un giorno, ottenere la cittadinanza svizzera.

Ma la parte che mi rimane maggiormente della sua intervista non è tanto il confronto tra Italia, Germania e Svizzera, è il percorso. Perché dietro quello che oggi può sembrare un risultato naturale ci sono anni di cambiamenti, lavoro e decisioni difficili, ed è esattamente per questo che ho voluto raccontare la sua storia.

Perché a volte cambiare luogo non significa semplicemente trasferirsi, può significare trovare finalmente il posto nel quale senti di poter costruire la vita che volevi.

Se vuoi conoscere Francesca direttamente dalla sua voce, qui sotto trovi l’intervista completa che abbiamo registrato insieme a Bellinzona.