L’ansia dei soldi: quando arrivi a fine mese, ma non riesci comunque a vivere tranquillo

Fabio racconta la sua esperienza con l’ansia dei soldi e il cambiamento personale

Ci sono periodi della vita in cui, almeno dall’esterno, sembra che non ci sia nulla di cui lamentarsi: hai un lavoro, lo stipendio arriva regolarmente, le bollette vengono pagate e, in qualche modo, alla fine del mese ci arrivi. Eppure dentro continui ad avere quella sensazione fastidiosa, quasi costante, di essere sempre a un passo dal problema successivo, come se bastasse una spesa imprevista per mandare all’aria tutto l’equilibrio costruito con fatica.

È una condizione che ho vissuto per parecchi anni e che io, molto semplicemente, ho sempre chiamato “l’ansia dei soldi”. Non sto parlando della voglia di diventare ricchi, di comprare macchine costose o di accumulare chissà quale patrimonio, parlo di qualcosa di molto più normale: voler andare a mangiare una pizza senza dover fare prima due conti, sapere che se domani si rompe l’automobile non sarà una tragedia, affrontare una spesa dal dentista senza chiedersi immediatamente quale altra cosa bisognerà sacrificare quel mese.

Nel mio caso il problema era proprio questo: guadagnavo, lavoravo e arrivavo a fine mese, ma non mi sentivo tranquillo. E quando una preoccupazione economica entra nella testa ogni giorno, alla lunga non rimane confinata al conto corrente, comincia a influenzare l’umore, le decisioni e inevitabilmente anche le persone che abbiamo intorno.

Quando il problema non è la povertà, ma la mancanza di margine

Ci tengo a fare una distinzione importante, perché sarebbe sbagliato mettere sullo stesso piano la mia esperienza con quella di chi non riesce realmente a pagare l’affitto o a comprare ciò che serve per vivere.

Io avevo un buon lavoro e uno stipendio che, per gli standard italiani, era assolutamente rispettabile. Non ero nella condizione di non sapere come arrivare a fine mese, ma ero quasi sempre nella condizione di doverci arrivare facendo attenzione a tutto, mantenendo ogni spesa sotto controllo e sperando che non arrivasse qualche imprevisto.

Ed è proprio lì che ho capito quanto possa pesare la mancanza di un margine economico.

Puoi anche sapere razionalmente che il mese finirà senza problemi, ma se ogni spesa extra richiede una valutazione, se prima di comprare qualcosa devi pensare a ciò che potrebbe succedere tra dieci giorni e se una riparazione improvvisa rischia di cancellare completamente quello che eri riuscito a mettere da parte, nella testa comincia a nascere una tensione che difficilmente si spegne da sola.

A un certo punto non stai più semplicemente gestendo i soldi, stai organizzando la vita intorno alla paura di spenderli.

Ho provato a risolverla lavorando di più

Per molto tempo ho pensato che la soluzione fosse abbastanza evidente: se il problema erano i soldi, bisognava guadagnarne di più.

Così ho cercato diverse strade, lavori aggiuntivi, attività online e offline, straordinari, qualsiasi possibilità potesse aggiungere qualcosa allo stipendio principale. E in alcuni momenti funzionava: quel mese avevo un po’ più di respiro, magari riuscivo a mettere via qualcosa e mi sembrava finalmente di avere trovato la strada giusta.

Poi arrivava una spesa imprevista e si tornava praticamente al punto di partenza.

Il problema di questo meccanismo è che, andando avanti così, rischi di risolvere una forma di disagio creandone un’altra: lavori sempre di più per avere più tranquillità economica, ma nel frattempo non hai più il tempo o l’energia per goderti quella tranquillità. Se devi riempire ogni spazio libero con un altro lavoro soltanto per sentirti sicuro, a un certo punto bisogna chiedersi se quella sia veramente la soluzione.

Io mi sono reso conto che non volevo diventare ricco e nemmeno cambiare completamente stile di vita; mi serviva semplicemente quel margine in più che mi permettesse di smettere di vivere sul filo del rasoio.

La svolta è arrivata quando ho cambiato lavoro e territorio

La cosa curiosa è che la soluzione, almeno per me, non è arrivata da uno dei tanti progetti che avevo provato negli anni, ma da un cambiamento molto più grande: trasferirmi vicino al confine e iniziare a lavorare in Svizzera.

Non voglio trasformare questa storia nell’ennesimo messaggio del tipo “vai in Svizzera e risolvi tutti i problemi”, perché non sarebbe vero e sarebbe anche contrario a quello che racconto normalmente. La Svizzera non è la soluzione universale, ogni persona ha una situazione differente e uno stipendio più alto significa poco se dall’altra parte aumentano in maniera sproporzionata anche tutte le spese.

Nel mio caso, però, il cambiamento ha funzionato.

Anche con la situazione fiscale del nuovo frontaliere, il reddito che ho iniziato ad avere mi ha dato quel gradino in più che prima mi mancava. Non una ricchezza improvvisa e nemmeno una vita completamente diversa, semplicemente abbastanza margine da farmi smettere di pensare continuamente a quello che sarebbe potuto andare storto.

Ed è stata una sensazione quasi strana all’inizio, perché quando passi anni ad abituarti a controllare tutto, scoprire improvvisamente che una piccola spesa non cambia nulla nel bilancio del mese ti fa capire quanto peso avevi portato addosso senza quasi accorgertene.

A volte non serve cambiare completamente vita, serve capire cosa ti manca davvero

Per un periodo avevo pensato anche a un cambiamento molto più radicale.

Guardando certi contenuti sui social, mi capitava di immaginare una vita estremamente semplice, quasi completamente distaccata dal denaro: mollare tutto, ridurre i bisogni al minimo, magari vivere da nomade o in mezzo alla natura e togliere alla radice il problema economico diminuendo drasticamente le spese.

In teoria sembrava perfetto, poi ho iniziato a farmi alcune domande un po’ più serie.

Ho delle figlie che voglio continuare ad aiutare, ho passioni che fanno realmente parte di me, amo la fotografia, la tecnologia, le attrezzature con cui creo i miei video e una serie di cose alle quali, se devo essere sincero, non voglio rinunciare.

E allora ho capito una cosa molto semplice: non avevo bisogno di diventare una persona diversa per stare meglio.

Non dovevo convincermi che improvvisamente non mi interessasse più nulla di quello che avevo sempre amato, dovevo trovare una condizione economica nella quale quelle cose potessero avere il loro spazio senza trasformarsi continuamente in una fonte di preoccupazione.

Per qualcuno la soluzione può essere ridurre drasticamente il proprio stile di vita, per qualcun altro cambiare lavoro, per un altro ancora trasferirsi, acquisire una nuova competenza o semplicemente rivedere alcune priorità. Quello che secondo me conta davvero è evitare di adottare una soluzione soltanto perché suona bene e cercare invece di capire qual è il problema reale che ci sta facendo stare male.

I soldi non erano comunque l’unica cosa

Sarebbe altrettanto sbagliato dire che il miglioramento della mia vita sia arrivato esclusivamente da uno stipendio più alto, come ho raccontato anche parlando di quanto guadagna realmente un frontaliere, il numero scritto sullo stipendio da solo dice poco, anche il posto nel quale vivo oggi ha avuto un peso enorme.

Io amo la montagna e ritrovarmi in un territorio che sento vicino al mio modo di essere ha cambiato anche la quotidianità: uscire dall’officina durante una pausa e vedere montagne invece di trovarmi circondato soltanto da capannoni e strade trafficate, poter raggiungere facilmente luoghi nei quali sto bene, sentire di vivere dentro un ambiente che riconosco come mio, sono tutte cose che incidono molto più di quanto possa sembrare su un foglio Excel.

E poi c’è naturalmente la parte personale.

Avere accanto una persona capace di trasmettermi tranquillità ha contribuito molto a creare un equilibrio che prima non avevo. Io ho anche una parte impulsiva e nervosa del carattere, quindi vivere una relazione e un ambiente familiare che non alimentano continuamente quella parte, ma al contrario riescono a ridimensionarla, per me ha fatto una differenza enorme.

Alla fine non è stato quindi un singolo elemento a cambiare tutto: più serenità economica, un ambiente che amo, una relazione nella quale sto bene e la sensazione di aver costruito una vita più vicina a ciò che cercavo hanno lavorato insieme.

Ed è probabilmente questo il punto più importante.

Non esiste una soluzione uguale per tutti

Non posso dire a una persona che vive questa stessa ansia: “Fai quello che ho fatto io e passerà”, sarebbe troppo facile e soprattutto poco serio.

Posso però dire cosa ho imparato personalmente: quando qualcosa ci accompagna per anni e continua a farci stare male, prima o poi vale la pena smettere di cercare soltanto piccoli rimedi e provare a capire qual è realmente la causa.

Nel mio caso non era la voglia di avere sempre più soldi, era il bisogno di avere abbastanza margine per non sentirmi continuamente vulnerabile davanti al prossimo imprevisto.

Quando ho capito questo, molte delle alternative che avevo immaginato in precedenza hanno iniziato a perdere significato.

Ed è proprio qui che secondo me entra il concetto di cambiamento personale: non necessariamente fare una rivoluzione, ma essere disposti a mettere in discussione ciò che stiamo facendo, provare strade nuove, sbagliare, ricominciare e soprattutto evitare di rassegnarci all’idea che una situazione debba rimanere identica per sempre.

La tranquillità vale più dell’apparenza

Oggi posso dire che una delle cose che apprezzo maggiormente non è potermi permettere qualcosa di particolare, è semplicemente non dover pensare continuamente ai soldi.

Avere la possibilità di andare a mangiare fuori senza fare calcoli, affrontare un imprevisto senza entrare immediatamente nel panico, acquistare qualcosa legato a una mia passione sapendo di non aver compromesso le settimane successive: sembrano piccole cose, ma dopo aver vissuto a lungo nella condizione opposta acquisiscono un valore enorme.

Non significa spendere senza criterio e nemmeno smettere di gestire il denaro, significa tornare a considerarlo uno strumento invece di lasciare che diventi una presenza costante nella testa.

Se anche tu vivi qualcosa di simile, non ho una formula pronta da consegnarti, ma una cosa posso dirtela: prova a capire esattamente che cosa ti fa paura.

È veramente lo stipendio troppo basso? Sono le spese troppo alte? È uno stile di vita che non corrisponde più alle tue possibilità? È un lavoro che non offre margini di crescita? Oppure stai cercando di mantenere una vita che semplicemente non ti rappresenta più?

Quando riesci a formulare bene la domanda, qualche volta la soluzione diventa molto meno misteriosa di quanto sembrasse.

Nel mio caso è stato necessario cambiare territorio, lavoro e una parte importante della mia quotidianità, ma guardandomi indietro oggi posso dire che quel cambiamento mi ha restituito qualcosa che per anni avevo sottovalutato: la serenità di non vivere aspettando sempre il prossimo problema.

Qui sotto trovi anche il video nel quale racconto questa esperienza direttamente, senza voler insegnare a nessuno come vivere o come gestire i propri soldi, ma semplicemente mettendo sul tavolo una parte della mia storia che, ne sono convinto, molte persone conoscono fin troppo bene.

Se può servire anche soltanto a qualcuno per fermarsi e chiedersi quale sia davvero la cosa che lo sta facendo stare male, allora averla raccontata sarà servito a qualcosa.

Stay Wild.