Come cercare lavoro in Svizzera: quello che ho imparato facendolo davvero

Quando ho iniziato a pensare seriamente di lavorare in Svizzera, una delle domande principali era la stessa che ricevo ancora oggi da tantissime persone: da dove si comincia per cercare lavoro?

Io questa strada alla fine l’ho percorsa davvero. Ho preparato la mia candidatura, mi sono trasferito vicino al confine, ho iniziato a cercare e oggi lavoro in Ticino come frontaliere. Proprio per questo voglio raccontare quello che ho imparato, ma partendo da una premessa importante: lavorare in Svizzera può essere un’ottima opportunità, però non basta mandare qualche curriculum oltre confine sperando che qualcuno risponda.

Bisogna prima capire cosa possiamo offrire al mercato del lavoro svizzero e poi presentarci nel modo giusto.

Prima domanda: che cosa sai realmente fare?

Questa secondo me è la prima cosa da chiedersi. La Svizzera non è un posto nel quale basta arrivare per trovare automaticamente un lavoro ben pagato. Le aziende cercano competenze, questo può significare avere una professione consolidata, anni di esperienza in un determinato settore, una specializzazione tecnica oppure una formazione e dei titoli di studio coerenti con quello che il mercato sta cercando.

Nel mio caso avevo alle spalle molti anni di esperienza come fresatore CNC. Non stavo quindi andando in Svizzera dicendo semplicemente “cerco qualsiasi lavoro”, mi presentavo con una professione precisa e con esperienza concreta da offrire a un’azienda.

Questo fa una grande differenza.

Naturalmente esistono anche lavori meno specializzati e non significa che senza una laurea o una professione tecnica sia impossibile essere assunti. Però in quei settori la concorrenza può essere molto maggiore e bisogna essere consapevoli che trovare un posto può diventare più difficile.

Non cercare “un lavoro”: cerca il tuo lavoro

Uno degli errori che vedo spesso è partire con l’idea: “In Svizzera faccio qualsiasi cosa”.

Capisco il ragionamento, soprattutto quando una persona vuole cambiare vita. Però secondo me è molto più efficace capire prima quali competenze possiedi e cercare aziende che abbiano realmente bisogno di quelle competenze.

Se sei un fresatore, cerca aziende meccaniche, se sei un elettricista, cerca aziende del settore elettrico. Se lavori nell’informatica, cerca posizioni coerenti con la tua specializzazione. Più la candidatura è precisa, più diventa credibile.

Il datore di lavoro deve capire perché dovrebbe chiamare proprio te e quale valore puoi portare all’azienda.

Prima di candidarti fai anche i conti

Questo è un aspetto che spesso viene sottovalutato, trovare uno stipendio più alto in Svizzera non significa automaticamente migliorare la propria situazione economica. Bisogna considerare dove si vive, quanto dista il posto di lavoro, quanto costa raggiungerlo, quanto tempo si trascorre in macchina e quale regime fiscale si applica alla propria situazione.

Per i frontalieri italiani, dal 2024 esistono regole fiscali diverse rispetto al passato e c’è inoltre una distinzione importante tra vecchi e nuovi frontalieri, per questo eviterei di affidarmi a calcoli generici trovati sui social. Io stesso, quando parlo di questi argomenti, preferisco sempre ricordare una cosa: per capire quanto realmente rimarrà in tasca nella propria situazione è meglio rivolgersi a un commercialista che conosca bene la fiscalità Italia-Svizzera.

Anche la distanza conta moltissimo, fare pochi chilometri per raggiungere il lavoro è una cosa, passare ogni giorno ore in macchina, sostenendo carburante, manutenzione, autostrada e soprattutto tempo perso, è completamente diverso.

Vivere vicino al confine può cambiare parecchio le cose

Nel mio caso ho scelto di trasferirmi molto vicino alla Svizzera, per me questa soluzione ha avuto un peso enorme nella qualità della vita da frontaliere, qui però va fatta una distinzione importante.

Per un cittadino italiano, quindi UE, il permesso G non obbliga a vivere entro pochi chilometri dal confine: i frontalieri UE/AELS possono risiedere anche più lontano e lavorare in Svizzera, rispettando le condizioni previste per il permesso. La fascia dei 20 chilometri dal confine diventa però rilevante sotto il profilo fiscale per la definizione prevista dall’accordo tra Italia e Svizzera sui lavoratori frontalieri.

Sono quindi due concetti diversi: una cosa è poter ottenere il permesso G, un’altra è rientrare nelle condizioni fiscali previste dall’accordo, ed è esattamente per questo che conviene informarsi bene prima di trasferirsi pensando che basti scegliere un qualsiasi comune vicino alla Svizzera.

Il curriculum conta molto più di quanto pensassi

Quando ho iniziato questa esperienza mi sono reso conto anche di quanto sia importante presentarsi bene, il CV è il primo contatto che un’azienda ha con te. Prima ancora di sapere come lavori, come ragioni o che persona sei, qualcuno deve decidere se vale la pena chiamarti per un colloquio, per questo deve essere chiaro, ordinato e immediatamente comprensibile.

Nel video originale dicevo che un curriculum svizzero deve stare obbligatoriamente in una pagina, oggi lo formulerei diversamente: deve essere sintetico, ma non esiste una regola assoluta della singola pagina. Le indicazioni ufficiali del servizio pubblico svizzero parlano di un CV completo e chiaro che normalmente non dovrebbe superare le tre pagine.

La cosa veramente importante è non riempirlo di informazioni inutili, chi lo legge deve riuscire rapidamente a capire cosa hai fatto, quali competenze possiedi e perché potresti essere adatto alla posizione.

La foto nel CV: quando ha senso metterla

Un altro punto importante riguarda la fotografia nel curriculum, non esiste una regola assoluta valida per tutti, ma secondo me va fatta una distinzione molto semplice.

Se ti candidi per un lavoro in cui non hai un contatto diretto con il pubblico, la foto non è realmente essenziale. Nel mio caso, per esempio, facendo il fresatore CNC, quello che interessa a un’azienda sono soprattutto esperienza, competenze tecniche e capacità professionali. In situazioni come questa io preferisco non inserirla. Il motivo è semplice: una fotografia può trasmettere, nel bene o nel male, una prima impressione sulla persona che magari non corrisponde affatto alla realtà. Da un’espressione, da uno sguardo o semplicemente dal modo in cui è stata scattata una foto, qualcuno potrebbe costruirsi un’idea sbagliata prima ancora di conoscerti.

Se invece il lavoro prevede un rapporto diretto con il pubblico, il discorso cambia parecchio. Reception, accoglienza, vendita, hospitality e altri ruoli nei quali l’immagine personale fa parte anche della relazione con il cliente, sono casi in cui una fotografia professionale può diventare molto importante, quasi indispensabile all’interno della candidatura.

Quindi non ragionerei in termini di “foto sì” o “foto no” in assoluto, mi chiederei piuttosto: nel lavoro per il quale mi sto candidando, il mio aspetto e la mia presenza fanno realmente parte del ruolo?

Se la risposta è no, preferisco lasciare che siano esperienza e competenze a parlare per me, se invece il contatto con il pubblico è parte centrale del lavoro, allora una buona fotografia professionale può avere molto più senso.

La lettera di presentazione non dovrebbe essere un copia e incolla

Accanto al curriculum c’è poi la lettera di candidatura o motivazione, anche qui l’errore più facile è crearne una e mandarla identica a cinquanta aziende. Una buona candidatura dovrebbe invece spiegare perché ti interessa proprio quella posizione, quali competenze possiedi e perché quelle competenze potrebbero essere utili a quell’azienda.

Non serve scrivere un romanzo, serve far capire che non hai semplicemente trovato un indirizzo e-mail e allegato il CV. Le indicazioni ufficiali svizzere considerano infatti la lettera di motivazione una parte importante del dossier di candidatura proprio perché permette di spiegare competenze, qualifiche e motivazione.

Dove cercare concretamente lavoro

Una volta che il materiale è pronto bisogna iniziare la ricerca vera, io partirei da più canali contemporaneamente. Ci sono le agenzie di collocamento, i portali di lavoro, i siti delle singole aziende e naturalmente le candidature dirette. Esiste anche Job-Room, la piattaforma ufficiale del servizio pubblico svizzero per l’impiego.

Un’altra cosa che non sottovaluterei è il networking, ex colleghi, conoscenti e persone che già lavorano nel settore possono segnalare opportunità che magari non avresti mai trovato semplicemente cercando su Google.

La cosa importante è non mandare cento candidature completamente casuali, meglio avere una lista di aziende realmente interessanti e lavorare con metodo. Io terrei anche un semplice file nel quale segnare azienda, posizione, data della candidatura e risposta ricevuta.

Non basta essere bravi: bisogna anche essere affidabili

Nel video parlavo molto anche della mentalità lavorativa e questo è un concetto che continuo a considerare importante, io vengo da un settore tecnico e so quanto valore abbia una persona che conosce realmente il proprio mestiere, ma la competenza da sola non basta.

Un’azienda cerca anche affidabilità, serietà, capacità di lavorare con gli altri e disponibilità a inserirsi nel modo di lavorare dell’impresa. Non trasformerei però questo concetto nella frase “in Svizzera ti licenziano se ti metti in malattia”, perché sarebbe troppo semplicistico.

Anche in Svizzera esistono diritti e tutele per i lavoratori, il punto che voglio trasmettere è un altro: non bisogna arrivare pensando che basti aver ottenuto il posto, il proprio valore va dimostrato nel tempo attraverso il lavoro.

Cercare lavoro in Svizzera richiede metodo

Se oggi dovessi ricominciare da zero, partirei esattamente da queste domande: che professione ho? Quali competenze posso dimostrare? Quali aziende potrebbero aver bisogno di me? Quanto potrei realisticamente guadagnare? Quanto mi costerebbe raggiungere il posto di lavoro? Il mio curriculum racconta bene quello che so fare? solo dopo inizierei a spedire candidature.

Non esiste naturalmente la garanzia di essere assunti. Esistono però modi di presentarsi che aumentano notevolmente le possibilità rispetto al mandare curriculum a caso sperando nella fortuna.

La Svizzera può offrire grandi opportunità, ma il primo passo è arrivare preparati e con qualcosa di concreto da offrire. È la cosa più importante che ho imparato facendo questo percorso personalmente.

Se vuoi approfondire il discorso e ascoltare direttamente l’esperienza da cui nasce questo articolo, qui sotto trovi il video completo nel quale racconto come ho affrontato la ricerca di lavoro in Svizzera e quali sono stati i punti che per me hanno fatto maggiormente la differenza.