Come funziona la pensione in Svizzera: i tre pilastri spiegati a frontalieri e residenti

Stefano Brambilla spiega il sistema pensionistico svizzero e i tre pilastri

Quando si parla di lavorare in Svizzera, quasi sempre ci si concentra sullo stipendio, sul netto, sulle tasse, sulla cassa malati o sul costo della vita, mentre la pensione rimane qualcosa da rimandare a più avanti, soprattutto quando mancano ancora parecchi anni; eppure è uno degli aspetti più importanti da capire, perché riguarda sia chi decide di trasferirsi e vivere in Svizzera sia chi, come me, lavora oltre confine mantenendo la residenza in Italia.

Dopo aver parlato della sanità svizzera, sono tornato da Stefano Brambilla per affrontare proprio questo tema, cercando di capire in maniera semplice come funziona il sistema pensionistico svizzero, quali sono i famosi tre pilastri e soprattutto che cosa deve sapere chi ha lavorato magari per molti anni in Italia e poi comincia una seconda parte della propria carriera in Svizzera. Nell’intervista Stefano parte proprio dalla struttura dei tre pilastri e dalle differenze tra AVS, previdenza professionale e previdenza privata, spiegando anche perché il tema riguarda allo stesso modo residenti e frontalieri.

Il sistema svizzero si basa su tre pilastri

La previdenza per la vecchiaia in Svizzera è costruita attorno a tre livelli che si completano a vicenda: il primo pilastro, cioè l’AVS, rappresenta la previdenza statale di base; il secondo pilastro è la previdenza professionale legata al lavoro e alla cassa pensioni; il terzo pilastro è invece la previdenza individuale, quella che una persona può costruire volontariamente per integrare ciò che riceverà dalle prime due componenti. È questa la logica su cui poggia l’intero sistema pensionistico svizzero.

Il primo pilastro, l’AVS, funziona con un principio simile a quello dei sistemi pensionistici pubblici europei: i contributi versati oggi finanziano le rendite attuali, mentre il diritto alla propria pensione futura viene costruito attraverso gli anni di contribuzione. L’età di riferimento AVS è oggi fissata a 65 anni, con alcune disposizioni transitorie ancora in vigore per determinate generazioni femminili, e la rendita può essere anticipata o rinviata entro i limiti previsti.

La cosa interessante per chi arriva in Svizzera più avanti con l’età è che non bisogna necessariamente aver lavorato lì per tutta la vita per maturare un diritto: gli anni versati in Svizzera restano parte della propria posizione previdenziale, e questo diventa particolarmente importante per chi ha una carriera divisa tra Italia e Svizzera.

Il secondo pilastro e il problema degli averi dimenticati

La parte che probabilmente mi ha colpito di più durante l’intervista riguarda il secondo pilastro, perché è molto facile lavorare per anni, cambiare aziende, magari passare attraverso agenzie interinali e perdere progressivamente il controllo di dove siano finiti tutti gli averi accumulati.

Il secondo pilastro è la previdenza professionale, cioè la cassa pensioni legata al rapporto di lavoro, e non va confusa completamente con il TFR italiano, anche se il paragone aiuta a capire il concetto. Quando si cambia datore di lavoro, normalmente l’avere previdenziale viene trasferito alla nuova cassa pensioni; se invece non c’è immediatamente un nuovo istituto, può finire su un conto o una polizza di libero passaggio, dove rimane intestato al lavoratore fino a quando non viene nuovamente trasferito o richiesto secondo le regole previste.

Ed è proprio qui che nasce il problema: se nel corso degli anni si cambiano molti datori di lavoro, indirizzi o casse pensioni, può diventare difficile ricostruire dove siano finiti tutti i soldi. Lo stesso Ufficio federale ricorda che chi non sa più presso quale cassa siano depositati i propri averi può rivolgersi gratuitamente all’Ufficio centrale del 2° pilastro per cercare eventuali fondi dimenticati.

Stefano nell’intervista racconta di aver seguito casi in cui sono state ritrovate somme molto importanti, ed è forse uno degli esempi più concreti di quanto sia utile conservare documenti, certificati e riferimenti ogni volta che si cambia lavoro: quei soldi sono parte della propria pensione futura e vale la pena sapere sempre dove si trovano.

Frontaliere e residente: la pensione svizzera riguarda entrambi

Una delle domande che volevo assolutamente chiarire era questa: essere frontaliere cambia qualcosa dal punto di vista pensionistico?

Il principio di base è semplice: chi lavora in Svizzera versa contributi nel sistema svizzero anche se vive in Italia, quindi il fatto di essere residente oltre confine non cancella gli anni contributivi maturati in Svizzera. Il sistema pensionistico riguarda quindi tanto chi vive nel Paese quanto chi ci lavora soltanto.

La questione diventa più interessante per chi, come molti frontalieri, ha una parte della carriera in Italia e una parte in Svizzera. In questi casi entrano in gioco le regole di coordinamento internazionale: l’INPS prevede infatti una specifica domanda di pensione in regime internazionale per chi ha maturato periodi assicurativi sia in Italia sia in Svizzera, così che i due sistemi possano coordinare i periodi contributivi maturati nei diversi Paesi.

Questo significa che gli anni lavorati in Italia non vengono cancellati da quelli svizzeri e viceversa, ma ciascun sistema conserva la propria parte e la situazione viene poi gestita attraverso le procedure previste. Proprio per questo, chi ha una carriera divisa tra i due Paesi farebbe bene a controllare la propria posizione molto prima di arrivare all’età pensionabile, invece di aspettare l’ultimo momento.

Il terzo pilastro: la parte che puoi costruire tu

Il terzo pilastro è la parte volontaria del sistema, quella sulla quale il lavoratore ha maggiore libertà di scelta, perché può decidere se integrare la propria previdenza e in quale misura.

In particolare esiste il pilastro 3a, vincolato e fiscalmente agevolato, e il 3b, più libero e legato al risparmio privato; il 3a consente, entro determinati limiti e condizioni, di dedurre fiscalmente gli importi versati, mentre il 3b è molto più flessibile ma non gode automaticamente degli stessi vantaggi.

La cosa importante, secondo me, è non vedere il terzo pilastro come qualcosa che “bisogna fare per forza”, ma come uno strumento che va valutato in base alla propria situazione: età, reddito, famiglia, anni contributivi, obiettivi e capacità di risparmio. Il punto centrale dell’intervista con Stefano è proprio questo, cioè che la pensione non dovrebbe essere lasciata al caso, ma pianificata con un minimo di consapevolezza.

Quanto si prenderà davvero in pensione?

Qui bisogna evitare formule troppo semplici, perché non esiste una percentuale valida per tutti. Il risultato finale dipende dagli anni di contribuzione, dal salario, dalle eventuali lacune, dal secondo pilastro accumulato e da quanto una persona ha eventualmente costruito attraverso risparmio o previdenza privata.

Lo stesso sistema svizzero nasce proprio dall’idea che i tre pilastri debbano lavorare insieme, perché il primo copre il fabbisogno di base, il secondo serve a mantenere più possibile il tenore di vita precedente e il terzo può colmare ulteriormente la differenza.

Per questo motivo, più che domandarsi semplicemente “quanto prenderò?”, forse la domanda giusta è: quanto sto costruendo oggi e dove sono i miei soldi?

La cosa più importante: non aspettare l’ultimo momento

Alla fine dell’intervista è questa la sensazione che mi è rimasta più di tutte: lavorare in Svizzera non significa soltanto guadagnare uno stipendio svizzero oggi, significa anche costruire una posizione pensionistica svizzera per domani.

Che tu sia frontaliere oppure residente cambia poco da questo punto di vista: se lavori in Svizzera, quei contributi fanno parte del tuo futuro e vanno seguiti, controllati e capiti. Sapere dove si trova il proprio secondo pilastro, verificare eventuali averi dimenticati, conoscere gli anni contributivi e informarsi per tempo su come verrà coordinata un’eventuale carriera tra Italia e Svizzera può evitare parecchi problemi più avanti.

Nel video completo qui sotto trovi tutta la chiacchierata con Stefano Brambilla, con gli esempi che abbiamo affrontato insieme e una spiegazione molto più approfondita dei tre pilastri e del funzionamento generale del sistema pensionistico svizzero.

Come sempre, questo articolo ha uno scopo informativo e racconta il funzionamento generale del sistema; per calcoli personali, fiscalità o scelte previdenziali specifiche è sempre meglio verificare la propria situazione con gli enti competenti o con un professionista qualificato.

Stay Wild.