Lavorare in Svizzera partendo da zero: i passi da seguire per diventare frontaliere o trasferirsi

Se stai pensando di venire a lavorare in Svizzera, magari come frontaliere oppure trasferendoti direttamente in Ticino, probabilmente una delle prime domande che ti stai facendo è molto semplice: da dove comincio? È una domanda più che comprensibile, perché un conto è dire “voglio lavorare in Svizzera”, un altro è trasformare quella volontà in un progetto concreto, soprattutto quando si vive a centinaia di chilometri dal confine e, insieme al lavoro, bisogna organizzare anche una sistemazione, gli spostamenti e magari un vero e proprio trasferimento.

Quando ho iniziato io il mio percorso avevo una situazione particolare, perché disponevo già di un appoggio vicino al confine e potevo quindi concentrarmi quasi esclusivamente sulla ricerca del lavoro, senza dover risolvere contemporaneamente anche il problema di dove vivere. Con il tempo, però, vivendo quotidianamente la realtà del frontaliere e confrontandomi con tante persone che hanno affrontato percorsi completamente diversi dal mio, ho capito che trovare un lavoro rappresenta soltanto una parte del problema; chi parte da lontano deve soprattutto costruire un piano, mettere le cose nell’ordine corretto ed evitare di prendere decisioni importanti quando ancora non esiste nulla di concreto.

Prima di cercare lavoro, devi capire che lavoro stai cercando

Una delle richieste che ricevo più spesso è: “Fabio, cerco qualsiasi lavoro in Svizzera”. Capisco perfettamente il ragionamento, soprattutto quando dietro c’è una forte voglia di cambiare vita, ma secondo me è proprio questo uno degli errori da evitare all’inizio.

La domanda dovrebbe essere l’opposto: che mestiere so realmente fare, quali esperienze possiedo e cosa posso offrire concretamente a un’azienda svizzera? Se ho una professione tecnica cercherò aziende che utilizzano quelle competenze, se lavoro nell’edilizia mi muoverò in un mercato differente, lo stesso vale per sanità, logistica, ristorazione, informatica, amministrazione e qualsiasi altro settore.

Non esiste un unico “mercato del lavoro svizzero” nel quale mandare curriculum a caso aspettando che qualcuno risponda; bisogna capire quali aziende cercano una figura come la nostra, in quali zone sono concentrate e quali requisiti vengono richiesti. Prima ancora di candidarsi, quindi, farei una vera ricerca sul proprio settore e sul territorio, perché sapere dove cercare è già una parte fondamentale del lavoro.

Curriculum e lettera devono essere pronti prima dell’occasione

Una volta individuato il settore, preparerei immediatamente curriculum e lettera di presentazione, senza aspettare di trovare l’annuncio perfetto per accorgermi soltanto allora che devo ancora sistemare tutto.

Il curriculum dovrebbe essere ordinato, leggibile, coerente con il lavoro che stiamo cercando e costruito pensando al mercato svizzero; eviterei soprattutto documenti nei quali viene inserita qualsiasi esperienza fatta nella vita senza una logica precisa, perché ciò che interessa all’azienda è capire rapidamente se abbiamo le competenze utili per quella posizione.

Anche la lettera di presentazione ha il suo peso e, soprattutto, dovrebbe essere adattata quando troviamo un’azienda alla quale teniamo particolarmente. Inviare esattamente la stessa candidatura a cinquanta realtà diverse è sicuramente rapido, ma rapidità ed efficacia non sono la stessa cosa. Quando trovo un’azienda interessante preferisco capire cosa fa, cosa sta cercando e per quale motivo la mia esperienza potrebbe essere utile proprio a loro, poi costruisco la candidatura di conseguenza.

A quel punto si può iniziare la ricerca vera e propria utilizzando più strumenti: portali di lavoro, siti aziendali, agenzie di collocamento, candidature spontanee e contatti diretti quando hanno realmente senso. Una cosa che consiglio sempre è tenere traccia di tutto, perché dopo qualche settimana è facilissimo dimenticarsi dove abbiamo mandato il curriculum, per quale posizione e se abbiamo già ricevuto una risposta.

Mentre mandi curriculum, inizia a studiare il territorio

Per chi vive lontano dal confine questo passaggio è fondamentale. Non significa trasferirsi subito e non significa nemmeno prendere una casa prima di aver trovato lavoro, significa semplicemente arrivare preparati nel momento in cui finalmente arriva una telefonata interessante.

Se vivo a 300, 500 o 800 chilometri dal Ticino e domani un’azienda mi chiama per un colloquio, devo sapere almeno indicativamente dove si trova, come posso arrivarci, dove potrei fermarmi per qualche giorno e soprattutto quale tipo di vita potrei organizzare nel caso quella candidatura diventasse un’offerta concreta.

È proprio durante questa fase che inizierei anche a ragionare sulle due possibilità principali: vivere in Italia facendo il frontaliere oppure trasferirmi direttamente in Svizzera. Non bisogna necessariamente decidere subito, ma bisogna conoscere entrambe le strade, perché dal punto di vista economico e organizzativo sono due progetti completamente diversi.

Se scegli di fare il frontaliere, non guardare soltanto i chilometri

Per un cittadino italiano o dell’Unione Europea che mantiene il domicilio all’estero e lavora in Svizzera esiste il percorso del permesso G, quello che utilizzo anch’io. Dal punto di vista pratico, se l’idea è quella di lavorare in Ticino e rientrare regolarmente in Italia, secondo me ha senso valutare seriamente una sistemazione vicino al confine.

Qui però farei molta attenzione a un errore molto comune: guardare soltanto la distanza sulla cartina. Una casa può sembrare vicinissima all’azienda, ma se ogni mattina bisogna attraversare uno dei valichi più trafficati, pochi chilometri possono trasformarsi in moltissimo tempo perso. Chi lavora a turni può trovarsi in una situazione completamente diversa da chi entra alle otto del mattino, quindi studierei sempre il tragitto negli orari nei quali dovrò effettivamente percorrerlo.

Nel conto metterei carburante, eventuali pedaggi, parcheggio, chilometri annuali, usura dell’automobile e soprattutto il tempo trascorso ogni giorno nel traffico. Anche quello è un costo, anche se non compare direttamente sul conto corrente.

Esiste naturalmente anche la possibilità di organizzarsi come frontaliere con rientri meno frequenti, ma in quel caso bisogna mettere in conto una sistemazione in Svizzera durante la settimana e viaggi periodici verso il proprio domicilio; può avere senso in alcune situazioni, soprattutto lavorando più internamente nel Paese, ma non la considererei automaticamente una soluzione più semplice.

Per i primi colloqui userei una sistemazione temporanea

Se vivo lontano e ricevo una chiamata, non firmerei mai immediatamente un contratto di affitto soltanto perché finalmente qualcosa si sta muovendo. Utilizzerei inizialmente un B&B, un residence, una stanza o un piccolo appartamento per alcuni giorni, in modo da poter fare i colloqui, conoscere realmente il territorio e verificare personalmente distanze e tempi.

Una soluzione temporanea può costare proporzionalmente più di un affitto tradizionale, ma in quella fase offre un vantaggio enorme: non mi obbliga a prendere una decisione definitiva troppo presto.

Solo quando il lavoro diventa concreto inizierei a cercare una sistemazione stabile, perché a quel punto so dove dovrò andare ogni giorno, conosco gli orari e posso scegliere la zona nella quale vivere con molta più consapevolezza.

Lo stesso principio può essere utile anche per chi vuole diventare residente in Svizzera: iniziare a lavorare con una soluzione temporanea può dare il tempo necessario per conoscere il territorio e cercare con calma l’abitazione definitiva, evitando di accettare il primo appartamento disponibile semplicemente perché abbiamo fretta.

Se vuoi trasferirti direttamente in Svizzera, devi avere un margine economico

Per chi sceglie la residenza in Svizzera il percorso cambia. A seconda della durata e delle caratteristiche del rapporto di lavoro esistono permessi differenti, normalmente L o B nelle situazioni descritte nel video, ma al di là dell’aspetto burocratico bisogna considerare soprattutto quello economico.

Una cosa è ciò che permette formalmente la normativa, un’altra è riuscire materialmente a trovare una casa. Avere un contratto di lavoro, un reddito dimostrabile e una situazione economica stabile rende inevitabilmente più semplice presentarsi davanti a un proprietario o a un’agenzia immobiliare.

Bisogna inoltre mettere in conto il primo affitto, la cauzione, che può rappresentare diverse mensilità, le spese del trasferimento e abbastanza denaro per vivere prima dell’arrivo del primo stipendio. Pensare di partire senza alcuna disponibilità economica e risolvere tutto dopo aver trovato lavoro è, secondo me, un rischio enorme.

Proprio per questo non preparerei soltanto un piano lavorativo, ma anche un piccolo fondo per il cambiamento, perché più margine abbiamo nei primi mesi, meno saremo costretti ad accettare decisioni sbagliate soltanto perché non abbiamo alternative.

Quando arriva l’offerta, smetti di guardare soltanto lo stipendio

Immaginiamo finalmente di ricevere una proposta da 4.000 franchi lordi. La domanda da fare non è: “4.000 franchi sono tanti o pochi?”, perché senza conoscere il resto quel numero significa relativamente poco.

La vera domanda è: quanto mi rimane realmente nella situazione in cui andrò a vivere?

Se scelgo il frontalierato devo considerare la fiscalità, i costi degli spostamenti, l’eventuale nuovo affitto sul lato italiano del confine e tutta la mia situazione personale. Per i nuovi frontalieri la fiscalità è inoltre un argomento che merita particolare attenzione e sul quale io non mi sostituirei mai a un professionista, quindi quando arriva una proposta concreta investirei tranquillamente in una consulenza con un commercialista realmente esperto del settore.

Porterei il contratto, spiegherei dove penso di vivere, la situazione familiare e chiederei semplicemente di calcolare quanto rimarrà realmente alla fine dell’anno. Spendere qualcosa per ottenere numeri corretti prima di affrontare un cambiamento così importante può evitare errori che successivamente costerebbero molto di più.

Se invece scelgo di diventare residente, il conto cambia completamente perché entreranno affitto svizzero, cassa malati, assicurazioni, trasporti, automobile, utenze e tutte le normali spese della vita quotidiana. Anche in questo caso la domanda non deve essere solamente “quanto guadagno?”, ma “con questo stipendio che tipo di vita posso permettermi?”

Solo dopo aver messo insieme entrate e uscite deciderei se quella proposta giustifica veramente il trasferimento.

Prima il progetto, poi le valigie

Se oggi mi scrivesse qualcuno dicendomi di vivere lontano dal confine e di voler provare a lavorare in Svizzera, il mio consiglio sarebbe quindi di non partire facendo le valigie, ma di partire costruendo il progetto.

Individuare innanzitutto il lavoro che si può realmente fare, studiare le aziende, preparare curriculum e lettera, iniziare con candidature mirate e contemporaneamente conoscere il territorio; poi, quando arriva qualcosa di interessante, utilizzare una sistemazione temporanea per fare colloqui e verificare la zona, mettere sul tavolo tutti i costi e soltanto a quel punto scegliere se diventare frontaliere oppure trasferirsi direttamente in Svizzera.

In questo modo non stiamo facendo un salto nel vuoto, stiamo semplicemente dividendo un cambiamento enorme in tanti passaggi molto più gestibili.

È un principio che ho utilizzato diverse volte anch’io quando ho dovuto cambiare qualcosa nella mia vita: non serve sapere oggi esattamente come sarà tutto tra sei mesi, bisogna sapere qual è il prossimo passo.

Se oggi il prossimo passo è sistemare il curriculum, parti da quello; se devi capire quali aziende cercano la tua professionalità, fai quella ricerca; se hai finalmente ricevuto una proposta, fai bene i conti; se i numeri funzionano, allora comincia a organizzare concretamente il trasferimento.

Sul mio sito continuerò a raccogliere articoli e risorse dedicate a chi vuole lavorare in Svizzera e a chi sta pensando di trasferirsi, mentre sul canale YouTube continuerò ad approfondire curriculum, ricerca delle aziende, stipendi, permessi, fiscalità e vita reale da frontaliere, cercando sempre di partire da quello che vivo direttamente e dalle esperienze delle persone con cui mi confronto.

Qui sotto trovi il video completo, nel quale affronto tutti questi passaggi con maggiore dettaglio e cerco di mettere in ordine l’intero percorso per chi vuole partire completamente da zero.

Se stai pensando seriamente di fare questo cambiamento, non avere fretta di arrivare alla fine: concentrati sul prossimo passo, fallo bene e poi passa a quello successivo.

Perché cambiare vita non significa buttarsi nel vuoto sperando che vada bene, significa avere il coraggio di muoversi e la lucidità di costruire una strada prima di percorrerla.

Stay Wild.