Da quando ho iniziato a lavorare in Svizzera come nuovo frontaliere c’è una cosa che continuo a vedere e sentire praticamente ovunque: persone che sparano cifre a caso sulla tassazione, chi dice che ormai lavorare in Svizzera non conviene più, chi parla di stipendi divorati dalle tasse italiane, chi racconta quello che ha sentito dall’amico dell’amico e chi, senza avere davanti né uno stipendio, né una situazione familiare, né una dichiarazione dei redditi, riesce comunque a dirti con assoluta sicurezza quanto pagherai.
La realtà, fortunatamente, è molto meno misteriosa, perché il nuovo sistema di tassazione dei frontalieri ha certamente cambiato le regole rispetto al passato, però questo non significa che sia impossibile farsi un’idea abbastanza realistica di ciò che resterà realmente in tasca; bisogna soltanto capire il meccanismo, evitare di trasformare una stima in una dichiarazione fiscale e, quando arriva il momento di fare sul serio, affidarsi a un commercialista o a un CAF che conosca bene il mondo dei frontalieri.
Cosa significa davvero essere “nuovo frontaliere”
Con il nuovo accordo fiscale tra Italia e Svizzera, applicabile dal 1° gennaio 2024, il lavoratore frontaliere residente in Italia che non rientra nel vecchio regime transitorio viene tassato alla fonte in Svizzera e deve poi dichiarare il reddito anche in Italia; la Svizzera applica l’80% dell’imposta alla fonte ordinaria prevista per quel lavoratore, mentre l’Italia tassa il reddito secondo le proprie regole, riconoscendo però il credito per l’imposta già pagata in Svizzera.
Questo è importante perché quando sentiamo parlare di “doppia tassazione” sembra quasi che prima paghiamo tutte le tasse in Svizzera e poi ricominciamo da capo in Italia, ma non funziona così: l’imposta svizzera pagata a titolo definitivo entra nel meccanismo del credito d’imposta italiano, quindi viene presa in considerazione proprio per evitare che lo stesso reddito venga tassato due volte integralmente. L’Agenzia delle Entrate prevede infatti uno specifico credito per le imposte definitive pagate all’estero.
Per essere fiscalmente considerati frontalieri secondo l’accordo bisogna inoltre rispettare determinate condizioni, tra cui la residenza fiscale in un comune compreso nell’area dei 20 chilometri dal confine, il lavoro nella regione di frontiera svizzera — Ticino, Grigioni o Vallese — e, in linea di principio, il rientro quotidiano al proprio domicilio.
Il punto da cui partire è sempre il reddito annuale
Se voglio capire grossolanamente quanto potrebbe costarmi fiscalmente diventare nuovo frontaliere, prima di tutto devo avere una proposta salariale reale, perché parlare di tasse senza sapere quanto andremo a guadagnare non ha praticamente senso.
Bisogna quindi partire dalla retribuzione complessiva dell’anno, tenendo conto delle mensilità previste dal contratto, dell’eventuale tredicesima, di altre mensilità aggiuntive e delle ulteriori componenti retributive che concorrono al reddito; attenzione però a non prendere semplicemente lo stipendio in franchi e trattarlo come se fosse lo stesso numero in euro, perché ai fini della dichiarazione fiscale gli importi in valuta estera devono essere convertiti correttamente.
Una volta determinato il reddito fiscalmente rilevante in euro entra in gioco uno dei vantaggi previsti specificamente per i frontalieri italiani: la franchigia di 10.000 euro, quindi il reddito da lavoro frontaliero concorre alla tassazione italiana per la parte eccedente questa soglia.
Il concetto, quindi, è molto semplice: se dopo le corrette conversioni e determinazioni fiscali avessimo, per fare un esempio puramente teorico, 50.000 euro di reddito frontaliero, la base dalla quale partire per comprendere il meccanismo italiano non sarebbe l’intero importo, perché entrerebbe in gioco la franchigia prevista dalla legge.
Poi arriva l’IRPEF, ma non basta applicare una percentuale
Ed è qui che molte delle cifre che si leggono online cominciano ad avere poco senso, perché l’IRPEF italiana è progressiva: non esiste una percentuale unica da applicare a tutto lo stipendio.
Per i redditi 2026 gli scaglioni previsti sono il 23% fino a 28.000 euro, il 33% sulla fascia oltre 28.000 e fino a 50.000 euro e il 43% sulla parte che supera 50.000 euro; questo significa, per esempio, che arrivare a uno scaglione superiore non fa improvvisamente tassare tutto il reddito all’aliquota superiore, perché ogni aliquota si applica soltanto alla parte di reddito che rientra nel relativo scaglione.
A questo calcolo vanno poi aggiunti o sottratti gli altri elementi della situazione personale, perché possono entrare in gioco detrazioni da lavoro dipendente, spese sanitarie, interessi sul mutuo, contributi e altri oneri previsti dalla normativa, oltre alle addizionali regionali e comunali; proprio per questo il calcolo fatto con carta e penna serve per orientarsi, non per sapere fino all’ultimo euro cosa comparirà nel 730.
La cosa importante è capire il principio: reddito fiscalmente rilevante, franchigia, IRPEF e relative detrazioni, poi credito per le imposte definitive già pagate in Svizzera.
Ed è proprio quest’ultimo passaggio a fare una differenza enorme, perché le tasse svizzere non spariscono nel nulla: vengono considerate nel calcolo italiano secondo le regole del credito d’imposta estero.
Un esempio concreto: 50.000 euro di reddito da frontaliere
Facciamo un esempio molto semplice, giusto per capire il meccanismo: immaginiamo che, dopo aver convertito correttamente in euro il reddito percepito in Svizzera, il nostro reddito annuale fiscalmente rilevante sia di 50.000 euro, e ipotizziamo per semplicità che questo sia l’unico reddito della persona.
La prima cosa da fare è applicare la franchigia prevista per i lavoratori frontalieri:
50.000 € − 10.000 € = 40.000 €
A questo punto, per avere una prima idea dell’IRPEF lorda, applichiamo gli scaglioni 2026: sui primi 28.000 euro si applica il 23%, mentre sulla parte compresa tra 28.000 e 40.000 euro si applica il 33%.
Quindi:
28.000 € × 23% = 6.440 €
Restano altri 12.000 euro:
12.000 € × 33% = 3.960 €
L’IRPEF lorda teorica, in questo esempio, sarebbe quindi:
6.440 € + 3.960 € = 10.400 €
Ma attenzione, questo non significa che il frontaliere debba versare altri 10.400 euro in Italia, perché nel calcolo entra poi il credito per le imposte pagate definitivamente in Svizzera; immaginiamo, sempre per fare un esempio semplice, che l’equivalente delle imposte svizzere riconoscibili come credito sia di 5.000 euro, avremmo quindi:
10.400 € − 5.000 € = 5.400 €
Quei 5.400 euro non sono ancora necessariamente il conto finale, perché nella dichiarazione reale entrano anche le detrazioni da lavoro dipendente, eventuali spese detraibili o deducibili, le addizionali regionali e comunali e tutti gli altri elementi legati alla situazione personale del contribuente.
In pratica, con le ipotesi che abbiamo fatto, il calcolo sarebbe questo:
Reddito fiscale: 50.000 €
Franchigia frontalieri: −10.000 €
Base dell’esempio: 40.000 €
IRPEF lorda teorica: 10.400 €
Imposte svizzere ipotizzate utilizzabili come credito: −5.000 €
Differenza teorica prima degli altri conteggi: 5.400 €
Questo esempio serve soltanto a capire il meccanismo, non a sostituire un calcolo fiscale vero e proprio, perché il risultato finale cambia in base alla situazione personale di ciascuno.
E allora quanto pagherò davvero?
Questa è la domanda che tutti vorrebbero risolvere con una calcolatrice in trenta secondi, ma è anche il punto nel quale bisogna essere onesti: senza conoscere la situazione individuale non esiste una cifra universale.
Due persone con lo stesso stipendio svizzero possono avere un risultato fiscale diverso perché vivono in comuni differenti, hanno detrazioni differenti, altri redditi, familiari, spese, contributi e situazioni personali diverse; per questo io continuo a considerare utilissimo fare un calcolo preliminare prima ancora di accettare un lavoro, ma non utilizzerei mai quella stima al posto di un conteggio fatto da un professionista.
Il metodo serve soprattutto a rispondere alla domanda che veramente interessa: se accetto questa proposta in Svizzera, alla fine di tutto quanto mi rimane realmente?
Ed è questo il confronto che va fatto, non semplicemente “4.000 franchi sono più di 1.800 euro”, perché uno stipendio lordo non racconta mai da solo quanto migliorerà o peggiorerà la nostra situazione economica.
Attenzione all’acconto IRPEF: non è una multa che puoi scegliere di pagare
Uno dei temi che spaventa maggiormente chi diventa nuovo frontaliere è quello degli acconti, perché quando si presenta la dichiarazione può capitare di trovarsi davanti non soltanto il saldo dell’imposta relativa all’anno precedente, ma anche gli acconti per l’anno in corso.
Qui però voglio correggere una semplificazione che avevo fatto anche io parlando dell’argomento: non è corretto dire che possiamo tranquillamente evitare l’acconto pagando una piccola “multa”.
La normativa permette di versare un acconto inferiore quando, utilizzando il cosiddetto metodo previsionale, prevediamo ragionevolmente che l’imposta dell’anno successivo sarà più bassa, per esempio perché avremo un reddito inferiore oppure maggiori oneri deducibili o detraibili; se però quella previsione si rivela sbagliata e abbiamo versato meno del dovuto, possono scattare sanzioni e interessi, quindi è una decisione che va fatta con cognizione di causa e, personalmente, la discuterei sempre con il commercialista.
Esiste anche un’imposta sostitutiva, ma non per tutti
Dal periodo d’imposta 2024 esiste inoltre una disciplina particolare che consente ad alcune categorie di frontalieri di optare per un’imposta sostitutiva italiana pari al 25% delle imposte applicate in Svizzera, al posto dell’IRPEF ordinaria e delle relative addizionali; attenzione però, perché questa opzione non riguarda automaticamente tutti i nuovi frontalieri, ma soltanto lavoratori che rispettano specifiche condizioni stabilite dalla legge, comprese condizioni relative alla residenza e alla precedente attività lavorativa in Svizzera.
È quindi uno di quei casi in cui vale ancora di più la pena chiedere a un professionista se la propria situazione rientra oppure no nella norma, invece di leggere una percentuale online e applicarsela da soli.
Quindi fare il nuovo frontaliere conviene ancora?
La risposta corretta, secondo me, non può essere né “sì sempre” né “no, non conviene più”.
Dipende dal lavoro che trovi, dallo stipendio, dalla distanza che devi percorrere, dai costi della tua vita, dalla situazione familiare e naturalmente dalla tassazione effettiva che avrai; quello che invece non ha senso è scartare a priori una possibilità lavorativa soltanto perché qualcuno ti ha detto che “con il nuovo accordo ti portano via tutto”.
Prima troviamo una proposta concreta, poi calcoliamo il reddito annuale, consideriamo la franchigia, facciamo una prima stima della tassazione italiana, sottraiamo correttamente il credito per le imposte pagate in Svizzera e infine mettiamo sul tavolo tutti i costi reali.
A quel punto smettiamo di ragionare per sentito dire e iniziamo a ragionare sui numeri.
Io stesso, quando ho dovuto affrontare la mia dichiarazione, mi ero preparato mentalmente a una situazione molto più pesante di quella che poi ho trovato realmente, ma questo non significa che la mia esperienza possa essere automaticamente quella di tutti; significa soltanto che prima di farsi spaventare dalle cifre sparate sui social conviene capire come funziona realmente il sistema.
E soprattutto significa una cosa: il calcolo preliminare possiamo farlo anche noi per orientarci, il calcolo fiscale definitivo lasciamolo a chi lo fa di mestiere.
Stay Wild.



