Ho smesso di aspettare il momento giusto: quello che ho imparato sul cambiamento

Per molti anni ho pensato che per cambiare qualcosa di importante nella propria vita servisse il momento giusto, quello in cui ti senti pronto, hai meno problemi, più sicurezza, più soldi, più tempo e magari anche meno paura. Con il tempo ho capito che quel momento, molto spesso, semplicemente non arriva.

La mia vita non è stata una linea retta, ho cambiato lavori, aziende, città, relazioni, abitudini, progetti e modi di vedere le cose. Alcuni cambiamenti li ho scelti, altri sono arrivati perché la vita mi ha messo davanti situazioni che mi hanno costretto a rivedere quello che stavo facendo, e se c’è una cosa che oggi posso dire di aver imparato è questa: quasi nessuno dei cambiamenti più importanti che ho fatto è iniziato nel momento perfetto.

Molto più spesso è iniziato quando ho capito che continuare esattamente come prima cominciava a pesarmi più della paura di cambiare.

Per molto tempo anch’io ho avuto paura di cambiare

Non sono sempre stato una persona che affrontava facilmente i cambiamenti, anzi. Il primo cambio di lavoro, per esempio, mi aveva messo addosso una quantità enorme di ansia. Avevo paura di lasciare qualcosa che conoscevo per andare verso qualcosa di cui non sapevo praticamente nulla, avevo in testa il classico “sai quello che lasci, ma non sai quello che trovi”.

Poi ho cambiato e ho scoperto che ero ancora io, la mia esperienza, quello che sapevo fare, la mia capacità di adattarmi non erano rimaste nella vecchia azienda. Erano venute con me.

È successo qualcosa di simile tante altre volte nella mia vita, prima di un cambiamento la testa riesce a costruire scenari incredibili, pensi a tutto quello che potrebbe andare storto e molto meno a quello che potrebbe migliorare. Quando poi fai realmente quel passo, spesso scopri che una parte enorme della paura esisteva soprattutto prima di partire.

Questo non significa che ogni cambiamento sia giusto, ho fatto anche scelte che non hanno portato dove speravo. Ho cambiato alcune cose per relazioni che poi sono finite, ho iniziato progetti che non sono diventati quello che immaginavo e ho preso strade che successivamente ho abbandonato. Ma anche quelle esperienze hanno fatto parte del percorso.

Non tutti i cambiamenti devono riuscire per essere utili

Questa è una cosa che considero importante, tendiamo a giudicare una scelta solamente dal suo risultato finale, se una relazione finisce, pensiamo che sia stata una scelta sbagliata, se un progetto non diventa un lavoro, pensiamo di aver perso tempo, se cambiamo città e poi qualche anno dopo ci spostiamo ancora, sembra quasi che il cambiamento precedente non sia servito.

Io oggi non la vedo così.

Una scelta può non portarti nel posto in cui pensavi di arrivare e comunque insegnarti qualcosa che userai dopo, alcune esperienze mi hanno fatto capire quello che volevo, altre, forse ancora più importanti, mi hanno fatto capire quello che non volevo più.

E anche questa è crescita.

Ho provato negli anni diverse attività online perché ero convinto che il problema della mia vita lavorativa fosse essere dipendente, cercavo una strada che mi permettesse di liberarmi del cartellino e gestire completamente il mio tempo. Non sono riuscito a trasformare quelle attività nel reddito necessario per lasciare il mio lavoro, ma quelle esperienze non sono state inutili. Mi hanno portato, anni dopo, a capire qualcosa che prima non vedevo: forse non odiavo essere dipendente, odiavo determinate condizioni nelle quali avevo vissuto il lavoro dipendente.

Cambiare ambiente mi ha fatto cambiare completamente prospettiva.

A volte devi cambiare qualcosa, non necessariamente tutto

Per molto tempo abbiamo associato la parola “cambiamento” a qualcosa di enorme. Cambiare vita, mollare tutto, trasferirsi dall’altra parte del mondo, lasciare un lavoro, iniziare da zero, ma non sempre funziona così, a volte il cambiamento giusto consiste nel modificare una sola parte della propria vita.

Io non ho abbandonato la professione che faccio da quasi trent’anni, l’ho portata in un contesto diverso. Non ho deciso improvvisamente di diventare un’altra persona quando ho ricominciato a perdere peso, ho ripreso alcune cose che avevano già funzionato per me molti anni prima e ho iniziato a modificare nuovamente le mie abitudini.

Persino nei rapporti personali ho imparato che cambiare non significa necessariamente trovare immediatamente “la persona giusta” o sapere esattamente come andrà a finire, può significare imparare a vivere una relazione, o anche la sua fine, in maniera diversa da come l’avresti vissuta anni prima.

Il cambiamento personale non è soltanto quello che succede attorno a te, è anche il modo diverso con cui inizi ad affrontare quello che ti succede.

A 35 anni avevo cambiato completamente il mio corpo

Uno degli esempi più evidenti, per me, è stato il cambiamento fisico.

A circa 35 anni ero riuscito, completamente in autonomia, a perdere 38 chili e successivamente a trasformare il mio corpo attraverso una vera ricomposizione corporea. Non mi ero limitato a vedere un numero più basso sulla bilancia: avevo costruito un fisico muscoloso nel quale mi piaceva vedermi.

Anni dopo gran parte di quel risultato è andata persa, dopo il periodo del Covid, le restrizioni, il ritorno a una vita più sedentaria e soprattutto il fatto che non avevo più ritrovato immediatamente la voglia di rimettermi in carreggiata, avevo recuperato quasi tutto il peso perso.

Avrei potuto vedere questa cosa come un fallimento, invece oggi la vedo anche in un altro modo: avevo già dimostrato a me stesso di essere capace di cambiare.

A 49 anni ho deciso di riprovarci, non copiando necessariamente tutto quello che avevo fatto quattordici anni prima, perché oggi il mio corpo è diverso, ma partendo dall’esperienza che avevo già costruito e adattandola strada facendo.

Anche qui non ho aspettato il momento perfetto, ho semplicemente cominciato.

A 48 anni ho cambiato ancora una volta direzione

Lo stesso è successo con il lavoro e con il trasferimento vicino alla Svizzera.

Per circa un anno avevo pensato alla possibilità di lavorare oltreconfine, era un’idea, non ancora un progetto vero, poi sono successe una serie di cose, alcune cercate e altre arrivate quasi per caso, che mi hanno dato la possibilità concreta di provarci.

A 48 anni avrei potuto facilmente dirmi che ormai avevo il mio mestiere, il mio lavoro, le mie abitudini e che non aveva senso ricominciare da un’altra parte, invece mi sono licenziato, ho lasciato l’Emilia-Romagna, mi sono trasferito vicino al confine e ho iniziato a lavorare in Ticino. Non sapevo esattamente come sarebbe andata, ed è proprio questo il punto.

Molto spesso vuoi conoscere il risultato prima ancora di prendere la decisione, ma alcune risposte puoi averle soltanto dopo aver iniziato.

Il momento giusto spesso arriva dopo che hai cominciato

Oggi penso che aspettare di sentirsi completamente pronti sia uno dei modi più semplici per continuare a rimandare.

“Comincio quando avrò più tempo.”

“Cambio lavoro quando sarò più sicuro.”

“Mi rimetto in forma quando avrò sistemato tutto il resto.”

“Inizio quel progetto quando saprò esattamente come farlo.”

“Prenderò quella decisione quando non avrò più paura.”

Il problema è che la vita raramente mette tutte queste condizioni in ordine per noi, qualcosa sarà sempre fuori posto, ci sarà sempre un motivo valido per aspettare ancora un mese, sei mesi o un altro anno.

Questo non vuol dire buttarsi senza ragionare, io stesso, soprattutto con l’età, cerco di valutare molto più di prima le conseguenze delle mie decisioni. Significa però distinguere tra prepararsi e rimandare all’infinito per paura, sono due cose completamente diverse.

Cambiare significa anche assumersi la responsabilità delle proprie scelte

C’è un altro aspetto del cambiamento che per me è diventato sempre più importante: la responsabilità personale.

È facile individuare tutto quello che nella nostra vita dipende dagli altri, il datore di lavoro, una relazione, i soldi, il posto in cui viviamo, il periodo storico, la fortuna, l’età, e naturalmente tutte queste cose contano. Sarebbe assurdo dire il contrario, ma arriva anche un momento in cui devi chiederti: io cosa posso fare con la situazione che ho davanti?

Non sempre puoi cambiare tutto, non sempre puoi farlo immediatamente, non sempre il risultato dipenderà completamente da te. Però quasi sempre esiste almeno una piccola parte sulla quale puoi iniziare a intervenire.

È quello che ho cercato di fare nel lavoro, nel fisico, nei trasferimenti, nei progetti e nelle relazioni. Non sempre con successo immediato e sicuramente facendo anche molti errori, ma preferisco oggi assumermi il rischio di una scelta ragionata piuttosto che restare fermo anni pensando a quello che avrei potuto fare.

Non credo più nella vita perfettamente programmata

Forse con gli anni ho smesso anche di pensare che esista una versione definitiva della propria vita, a vent’anni pensi che prima o poi arriverai in un punto in cui avrai capito tutto, Il lavoro definitivo, il posto definitivo, la relazione definitiva, il progetto definitivo.

Poi vivi abbastanza e ti accorgi che le persone cambiano, cambiano le esigenze e cambiano anche le priorità. Quello che andava benissimo per te dieci anni fa potrebbe non rappresentarti più oggi, e non necessariamente perché hai sbagliato prima, semplicemente perché nel frattempo sei cambiato tu.

Per questo oggi non cerco più di costruire una vita che non debba mai cambiare, preferisco costruire una vita nella quale io sia abbastanza libero da poter cambiare direzione quando mi accorgo che ne ho bisogno.

Non voglio insegnare a nessuno come deve cambiare

Tutto quello che racconto nasce dalla mia esperienza, non penso di avere una formula valida per tutti e non credo neppure che una persona debba cambiare continuamente per forza. Ci sono persone felicissime della vita che hanno costruito e non hanno nessuna necessità di stravolgerla.

Il problema nasce quando senti da tempo che qualcosa non funziona più e continui a ignorarlo soltanto perché cambiare fa paura. È lì che, secondo me, bisogna iniziare almeno a farsi delle domande, non necessariamente: “Cosa devo mollare?” piuttosto:

“Che cosa della mia vita oggi non mi rappresenta più?”

E subito dopo:

“Qual è la prima cosa concreta che posso iniziare a cambiare?”

A volte la risposta sarà enorme, altre volte sarà una cosa piccolissima, ma da qualche parte bisogna iniziare.

Oggi non aspetto più di sentirmi completamente pronto

A 49 anni sicuramente non ho risolto tutto, ho ancora progetti che non so dove arriveranno, obiettivi fisici che devo raggiungere, idee che cambieranno strada facendo e parti della mia vita sulle quali continuerò a lavorare.

La differenza rispetto a molti anni fa è che oggi non considero più l’incertezza un motivo sufficiente per restare fermo, se qualcosa per me conta, cerco di iniziare con quello che ho, poi osservo, correggo, sbaglio, imparo e continuo.

Non sempre funzionerà, ma ormai ho vissuto abbastanza cambiamenti da sapere che anche una strada che non porta esattamente dove immaginavo può comunque portarmi qualcosa che prima non avevo. Per questo ho smesso di aspettare il momento giusto.

Perché il momento giusto, molte volte, non è quello in cui finalmente non hai più paura, è quello in cui decidi che vale comunque la pena cominciare.

Se vuoi approfondire ancora questo tema, nel video qui sotto parlo proprio di quello che ho imparato cambiando vita più volte e del perché, secondo me, non esiste un’età giusta per ricominciare o rimettersi in gioco.