Tra pochi giorni sarà passato esattamente un anno da quando ho iniziato a lavorare in Svizzera come frontaliere, era il 14 luglio 2025 e, guardandomi indietro oggi, la cosa che mi viene da dire più di tutte è che questo cambiamento mi ha dato qualcosa che cercavo da tanto tempo: più serenità, più stabilità e la sensazione di aver trovato finalmente un equilibrio che prima facevo fatica a raggiungere.
Quando si parla di Svizzera, soprattutto da parte di chi vive in Italia, spesso il discorso finisce sempre nello stesso punto: gli stipendi, le tasse, quanto si guadagna, quanto resta in tasca, quanto conviene fare il frontaliere oppure trasferirsi direttamente oltre confine. Sono aspetti importanti, sarebbe inutile negarlo, ma dopo un anno qui mi sono reso conto che per me la Svizzera non è stata soltanto un miglioramento economico, è stata soprattutto un cambiamento di vita più ampio, molto più profondo di quanto pensassi quando ho iniziato questo percorso.
La parte economica è sicuramente migliorata, anche da nuovo frontaliere, quindi con una tassazione molto diversa rispetto a quella dei vecchi frontalieri, ma sarebbe riduttivo fermarsi lì. Quello che ho trovato è anche un ambiente che mi fa stare bene, una mentalità con la quale sento una certa sintonia e soprattutto un territorio che, per una persona come me che ama la natura, le montagne, i laghi, i boschi e l’acqua, è diventato una specie di valvola di sfogo naturale, tanto che spesso anche nei giorni liberi mi ritrovo a tornare in Svizzera semplicemente perché sono luoghi nei quali mi sento bene.
Se tornassi indietro, rifarei la stessa scelta?
La risposta è sì, senza troppi giri di parole.
Se avessi saputo prima quanto questo cambiamento avrebbe inciso positivamente sulla mia vita, probabilmente avrei provato a farlo anche prima, non perché tutto sia perfetto, perché non esiste un posto perfetto e non esiste una vita senza problemi, ma perché nel mio caso il bilancio complessivo è nettamente positivo.
La Svizzera mi ha dato una maggiore tranquillità economica e allo stesso tempo mi ha permesso di vivere più vicino a un ambiente che sento molto mio, e queste due cose insieme hanno avuto un effetto enorme anche dal punto di vista emotivo, perché quando riesci a togliere una parte delle preoccupazioni economiche e allo stesso tempo vivi in un contesto che ti fa stare bene, cambia anche il modo in cui affronti le giornate.
Questo non significa che trasferirsi vicino al confine e lavorare in Svizzera sia la soluzione universale ai problemi di tutti, sarebbe una sciocchezza dirlo, significa semplicemente che nel mio caso ho trovato qui una combinazione che funzionava per me.
La Svizzera non è soltanto uno stipendio più alto
Uno degli errori che vedo fare spesso è guardare alla Svizzera come se fosse semplicemente una banca da cui andare a prendere uno stipendio. Capisco perfettamente perché succeda, perché il confronto salariale con l’Italia può essere importante, ma c’è molto altro, e lo dico dopo aver vissuto questo primo anno sulla mia pelle.
Ci sono l’organizzazione, il territorio, il senso di ordine, una certa attenzione alle regole, la possibilità di vivere immersi in un ambiente naturale che in Ticino è davvero presente ovunque, e poi c’è quella sensazione personale, difficile da spiegare con i numeri, che ti fa capire se un posto ti appartiene oppure no, io quella connessione l’ho trovata.
Non è detto che capiti a tutti, così come non è detto che tutti si trovino bene in Svizzera, perché ognuno ha priorità diverse, qualcuno ha bisogno del mare, qualcun altro della città, qualcuno vuole stare vicino alla famiglia, altri vogliono sentirsi più indipendenti. Io ho scoperto che stare vicino alle montagne, ai laghi e alla natura mi dà una tranquillità che altrove non riuscivo più a trovare con la stessa intensità.
Il lato economico è cambiato davvero
Sul lato economico non voglio raccontare favole, essere un nuovo frontaliere significa avere una situazione fiscale diversa rispetto ai vecchi frontalieri e quindi non basta prendere lo stipendio svizzero e immaginare che tutto quello che entra resti in tasca, bisogna considerare tasse, spese, costi di vita, trasporti e tutte le differenze legate alla propria situazione personale.
Nel mio caso, però, nonostante la nuova tassazione, la situazione è comunque migliorata in maniera significativa, anche perché l’azienda in cui lavoro ha cercato di compensare almeno in parte la differenza che si era creata tra vecchi e nuovi frontalieri.
Questo mi ha dato una serenità che per me conta tantissimo, non perché improvvisamente sia diventato ricco, ma perché avere più margine economico significa affrontare le spese con meno ansia, avere più capacità di gestire gli imprevisti e soprattutto smettere di vivere costantemente con la sensazione di essere sul filo, e per me questa differenza vale moltissimo.
Quello che consiglierei a chi vuole provarci
In questo anno mi hanno scritto tantissime persone.
Mail, messaggi privati, commenti, persone che mi chiedono come cercare lavoro in Svizzera, se il loro curriculum va bene, se il loro settore può avere possibilità, se conviene essere frontalieri oppure trasferirsi, e da una parte questa cosa mi fa piacere perché significa che la mia esperienza è diventata utile anche ad altri, ma dall’altra mi fa capire quante persone stiano cercando una via d’uscita da una situazione nella quale non si sentono più bene.
Il consiglio che do sempre è di non partire dall’idea che la Svizzera debba per forza essere la soluzione, ma di partire dalla propria situazione.
Se senti che il lavoro che fai non ti dà più prospettive, se la tua situazione economica non ti permette di vivere serenamente, se il luogo nel quale vivi non ti appartiene più, allora ha senso iniziare a valutare un cambiamento, ma va fatto con la testa, non con l’illusione che basti oltrepassare un confine per risolvere tutto.
Prima bisogna capire cosa sai fare davvero, quali competenze puoi offrire, quanto vale il tuo profilo sul mercato e quanto sei disposto a cambiare.
Una professione conta ancora tantissimo
Se devo essere molto chiaro su una cosa, è questa: in Svizzera avere una professione fa ancora una grande differenza.
Le possibilità esistono soprattutto per chi ha esperienza, competenze e una professionalità riconoscibile, che tu sia metalmeccanico, muratore, tecnico, sanitario o qualsiasi altro professionista qualificato, se invece l’idea è “vado in Svizzera e trovo qualsiasi lavoro”, la situazione diventa molto più complicata, perché proprio sui lavori più generici la concorrenza può essere fortissima e questo finisce spesso per abbassare anche il potere contrattuale.
Quindi il primo passo non dovrebbe essere mandare curriculum a caso, ma capire come presentarsi bene, come costruire una candidatura adatta al mercato svizzero e soprattutto come valorizzare quello che si sa già fare.
Io stesso, quando ho iniziato, mi sono fatto aiutare da una persona che mi ha preparato curriculum, lettera di presentazione, contatti e candidatura, non mi ha trovato il lavoro, perché nessuno può seriamente garantire una cosa del genere, ma mi ha messo nelle condizioni di presentarmi meglio, e questa differenza, secondo me, conta molto.
Diffidare da chi promette il lavoro
Su questo voglio essere molto chiaro, chiunque prometta di “trovarti sicuramente un lavoro in Svizzera” dovrebbe farti accendere qualche campanello d’allarme.
Nessun consulente serio può garantirti un’assunzione se non è direttamente il datore di lavoro che sta firmando un contratto con te. Si può migliorare un curriculum, preparare una lettera, selezionare aziende, capire dove candidarsi, migliorare la strategia e aumentare le possibilità, ma il lavoro non si compra e non si garantisce.
Visto che negli ultimi anni sempre più persone stanno cercando di entrare nel mercato svizzero, purtroppo è aumentato anche il numero di chi prova a vendere scorciatoie o promesse irrealistiche.
Quindi informarsi sì, investire anche in un aiuto professionale se serve, ma sempre sapendo esattamente cosa si sta pagando.
Cosa ho perso facendo questa scelta
Ogni cambiamento porta qualcosa e toglie qualcosa, nel mio caso una delle cose che pesa è sicuramente la distanza dalle mie figlie e dalla mia famiglia, perché la tecnologia aiuta, puoi sentirti, vederti, fare videochiamate, ma la presenza fisica è un’altra cosa e questo resta uno dei lati meno semplici della scelta che ho fatto.
È proprio per questo che non credo alla retorica del “mollo tutto e ricomincio”, cambiare significa sempre mettere qualcosa sulla bilancia.
Puoi migliorare il lavoro e perdere vicinanza agli affetti, puoi guadagnare più serenità economica e dover ricostruire una rete sociale, puoi trovare un posto che senti più tuo e contemporaneamente sentire nostalgia per alcune cose lasciate indietro.
La domanda vera non è se un cambiamento ha dei costi, perché li ha quasi sempre, ma se quello che ottieni alla fine crea un equilibrio migliore di quello che avevi prima, nel mio caso sì.
Dopo un anno, il bilancio è positivo
Oggi posso dire di stare bene, non perfettamente, non in una situazione ideale priva di problemi, semplicemente bene, e per me questo è già tantissimo.
Ho trovato una maggiore stabilità economica, ho trovato un territorio con il quale sento una connessione fortissima, ho costruito un nuovo equilibrio personale e, soprattutto, ho la sensazione di essere in un momento della mia vita in cui le cose stanno andando nella direzione giusta.
Il prossimo passo potrebbe essere addirittura quello di trasferirmi direttamente in Svizzera, è un obiettivo che ho in testa da quando sono arrivato qui e che potrebbe diventare concreto, ma preferisco parlarne quando ci saranno certezze, per adesso mi basta guardare questo primo anno e sapere che, se tornassi indietro, rifarei esattamente questa scelta.
Guarda il video completo
Nel video completo qui sotto racconto questo primo anno da frontaliere direttamente dai luoghi che ormai fanno parte della mia quotidianità, parlando degli aspetti economici, del lavoro, della serenità che ho trovato, delle difficoltà e anche dei consigli che darei oggi a chi sta pensando di provare a lavorare in Svizzera.
Qui sotto trovi il video completo.
Se stai pensando a un cambiamento simile, il consiglio che posso darti è di non idealizzare la Svizzera, ma nemmeno di avere paura di informarti e capire se può essere una strada adatta a te, perché a volte quello che cambia davvero la vita non è trovare il posto perfetto, ma trovare finalmente un posto e una situazione che ti permettano di stare meglio.
Stay Wild.



