Quando ho incontrato Angelo al Parco Ciani di Lugano una delle prime cose che mi ha colpito è stata proprio la sua età, perché a 24 anni non soltanto aveva già alle spalle cinque anni di esperienza imprenditoriale in Italia, ma aveva deciso di rimettersi completamente in gioco e ripartire da zero in Svizzera, aprendo una nuova attività nel settore delle ristrutturazioni, con quella mentalità che personalmente trovo sempre molto interessante: non sentirsi mai arrivati, non considerare quello che si è già costruito come un punto finale, ma come una base da cui ripartire per provare qualcosa di diverso.
La cosa ancora più particolare è che Angelo non arriva da una famiglia nella quale gli è stato consegnato tutto già pronto, anzi, il suo percorso imprenditoriale nasce in un momento molto delicato della sua vita, dopo un grave incidente del padre, quando lui era ancora giovanissimo e ha dovuto iniziare a confrontarsi con responsabilità che normalmente arrivano molto più avanti.
Da operaio a imprenditore, imparando il mestiere sul campo
Angelo ha iniziato nel settore dell’edilizia lavorando direttamente in cantiere, come operaio, imparando poco alla volta un mestiere che non si può conoscere davvero soltanto sui libri, perché ci sono tecniche, dettagli, errori, soluzioni e quella famosa esperienza che si costruisce soltanto dopo anni passati sul campo.
Il padre lo ha affiancato, gli ha insegnato molti aspetti del lavoro e da lì è iniziato un percorso che è cresciuto molto velocemente, prima con un dipendente, poi due, poi tre, fino ad arrivare ad avere sette persone che lavoravano con lui quando aveva appena 22 anni.
E qui secondo me bisogna fermarsi un attimo, perché dire “sette dipendenti a 22 anni” è facile, ma dietro ci sono stipendi da pagare, clienti, responsabilità, errori da gestire, problemi da risolvere e soprattutto la consapevolezza che le decisioni che prendi non riguardano più soltanto te.
Angelo stesso durante l’intervista racconta che probabilmente soltanto oggi riesce a capire davvero il peso di quelle responsabilità, perché quando sei dentro alle cose spesso vai avanti, lavori, risolvi e non hai nemmeno il tempo di renderti conto di quanto stai facendo.
Perché lasciare qualcosa che già funzionava
Ed è proprio qui che la storia diventa ancora più interessante, perché le sue attività in Italia continuano ad andare avanti e sono ormai strutturate, quindi Angelo non è arrivato in Svizzera perché tutto era fallito oppure perché non aveva alternative, è arrivato perché voleva ricominciare.
A febbraio ha deciso di trasferirsi a Lugano e aprire una nuova attività, partendo nuovamente da zero in un Paese diverso, con clienti diversi, regole diverse e un mercato che ancora doveva conoscere.
La sua azienda si occupa di ristrutturazioni e offre anche la possibilità di seguire il cliente nella scelta di materiali, arredamento e tutto ciò che serve per completare un progetto, quindi non soltanto il lavoro di cantiere in senso stretto, ma un servizio più completo, costruito attorno alle esigenze di chi deve ristrutturare o realizzare una nuova abitazione.
La cosa che mi ha fatto sorridere è che Angelo dice chiaramente di non voler mai annoiarsi, di aver bisogno di nuove sfide e di sentire ogni tanto la necessità di rimettersi in difficoltà volontariamente, perché quando tutto comincia a funzionare troppo bene sente il bisogno di imparare qualcosa di nuovo.
E forse è proprio questa una delle differenze principali tra chi vede il cambiamento come un pericolo e chi invece lo utilizza come strumento per crescere.
Fare impresa in Italia e in Svizzera: cosa ha trovato di diverso
Una delle domande che volevo assolutamente fargli riguardava le differenze tra fare impresa in Italia e farlo in Svizzera, e la sua risposta non è partita immediatamente dalle tasse, ma dalle persone e dalla mentalità che ha incontrato.
Secondo Angelo, il settore dell’edilizia in Italia è ancora molto tradizionale e per un ragazzo così giovane non è stato semplice conquistare la fiducia dei clienti, soprattutto quando devi convincere qualcuno ad affidarti lavori importanti e costosi.
A questo si è aggiunto, nella sua esperienza personale, un problema che lui definisce apertamente come invidia sociale, quella tendenza a guardare con sospetto chi riesce a ottenere qualcosa molto presto, invece di chiedersi semplicemente come ci sia riuscito.
Racconta di essersi sentito dire frasi del tipo “dove vuoi andare?” oppure di aver percepito diffidenza proprio perché troppo giovane per quello che stava costruendo, fino ad arrivare a consigli assurdi come quello di non presentarsi da un cliente con una macchina nuova, quasi come se mostrare che il proprio lavoro stesse andando bene potesse diventare un problema.
In Svizzera, almeno fino al momento dell’intervista, racconta invece di aver percepito un ambiente molto più orientato al risultato, meno interessato all’apparenza e più concentrato su quello che sai fare realmente.
Burocrazia, sicurezza e un sistema che percepisce più veloce
Nel confronto tra i due Paesi entra inevitabilmente anche il tema della burocrazia, perché per chi fa impresa il tempo perso in procedure, documenti e norme può trasformarsi direttamente in costi.
Angelo descrive il sistema italiano come lento e complesso, soprattutto nel mondo dell’edilizia, mentre in Svizzera dice di aver trovato procedure più snelle e un’organizzazione che, dal suo punto di vista, incentiva maggiormente chi vuole creare un’attività.
Un altro elemento sul quale insiste molto è la sicurezza sul lavoro, perché nei cantieri svizzeri ha percepito fin da subito una forte attenzione alla tutela di chi lavora, un aspetto che per lui rappresenta una differenza importante rispetto ad alcune esperienze avute in precedenza.
Naturalmente questa è la sua esperienza personale, legata al proprio settore e alle aziende con cui è entrato in contatto, ma è interessante perché mostra come il giudizio su un Paese non passi soltanto dallo stipendio o dalle tasse, ma anche dal modo in cui vengono organizzati concretamente il lavoro e le responsabilità.
La differenza fiscale secondo Angelo
Poi arriviamo al tema che probabilmente interessa di più a chi fa impresa: la fiscalità.
Angelo sostiene di aver percepito una differenza molto forte tra Italia e Svizzera, non soltanto per il livello della pressione fiscale, ma anche per la semplicità con cui è riuscito a comprendere il sistema svizzero.
Racconta che in circa sei mesi ha iniziato a orientarsi abbastanza bene tra imposte e obblighi, mentre in Italia aveva sempre avuto la sensazione di trovarsi all’interno di un sistema estremamente complesso, nel quale capire cosa pagare, quando pagarlo e perché può diventare un lavoro nel lavoro.
Qui però voglio sottolineare una cosa importante: non bisogna leggere questa esperienza come se bastasse attraversare il confine per avere automaticamente tasse basse o un’impresa più redditizia, perché ogni attività ha struttura, costi, personale, fatturato e obblighi differenti, quindi prima di aprire qualsiasi azienda in Svizzera bisogna sempre confrontarsi con professionisti competenti.
Quello che emerge dalla sua esperienza è soprattutto la sensazione di maggiore chiarezza e prevedibilità, due cose che per un imprenditore possono valere quasi quanto il livello delle imposte.
L’Italia gli ha dato qualcosa che oggi considera fondamentale
Nonostante le critiche, Angelo non rinnega assolutamente il percorso fatto in Italia, anzi, quando gli chiedo se consiglierebbe a un ragazzo di iniziare direttamente all’estero, la risposta diventa molto più sfumata.
I cinque anni trascorsi a fare impresa in Italia, con tutte le difficoltà incontrate, per lui hanno avuto un valore enorme, perché lo hanno costretto a imparare velocemente, a gestire problemi, persone e responsabilità, a sbagliare e ricominciare, e proprio quell’esperienza gli ha permesso di arrivare in Svizzera molto più preparato.
Usa un’immagine molto efficace: arrivare qui è stato quasi come togliersi dei pesi dalle gambe dopo essersi allenato per anni con quei pesi addosso, ed è forse questa la parte che mi è piaciuta di più, perché spesso tendiamo a dividere tutto in “Italia male, Svizzera bene”, mentre la realtà è molto più complessa; anche un contesto difficile può insegnarti tantissimo e prepararti a sfruttare meglio le opportunità che trovi dopo.
A 24 anni, il punto di arrivo non esiste
Quando gli chiedo quali siano i suoi obiettivi futuri, Angelo risponde in maniera molto coerente con tutto quello che aveva raccontato fino a quel momento: non ha un punto di arrivo.
Lugano per lui è soltanto un nuovo inizio, una tappa che gli permette di conoscere un altro sistema, imparare altre lingue e costruire nuove competenze, tanto che oggi sta studiando tedesco e francese e pensa che in futuro potrebbe anche spostarsi nella Svizzera interna.
Guardando ancora più avanti, dice addirittura di immaginarsi un giorno fuori dall’Europa, probabilmente in Asia, perché viaggiando per lavoro e turismo ha avuto la sensazione che alcune economie asiatiche stiano correndo molto più velocemente rispetto a quelle europee.
Anche qui è una sua lettura personale, ma racconta bene il tipo di mentalità che ha: non scegliere un posto pensando che debba essere necessariamente quello definitivo, ma considerarlo come una tappa capace di insegnarti qualcosa.
Il consiglio a chi vuole iniziare a fare impresa
Verso la fine dell’intervista gli faccio forse la domanda più importante per un ragazzo che guarda il video e pensa di voler provare la stessa strada: da dove si comincia?
La risposta di Angelo è sorprendentemente semplice, perché dice chiaramente di non essere partito con un piano perfetto o con tutte le risposte già pronte, è partito con voglia di fare.
Poi sono arrivati gli errori, le competenze, le esperienze, le persone incontrate e tutto quello che progressivamente gli ha permesso di migliorare.
Il consiglio che dà ai ragazzi è quindi quello di non aspettare di sentirsi completamente pronti, perché probabilmente quel momento non arriverà mai, ma allo stesso tempo di usare la testa, informarsi e soprattutto evitare di lasciare che siano gli altri a decidere quanto valiamo.
Durante l’intervista racconta una frase che gli è rimasta molto impressa: possiamo avere un valore enorme, ma se siamo nel posto sbagliato quel valore rischia di non essere riconosciuto, e questa, secondo me, va molto oltre il discorso dell’impresa.
Può valere per un lavoro, una relazione, una città, un Paese o qualsiasi altra situazione della nostra vita.
Ricominciare da zero quando avresti già potuto fermarti
La storia di Angelo mi ha colpito soprattutto per questo: a 24 anni avrebbe potuto tranquillamente continuare a gestire quello che aveva costruito in Italia, invece ha scelto volontariamente di tornare al punto di partenza, cambiare Paese, conoscere un nuovo mercato e ricostruire nuovamente tutto.
Non sappiamo dove sarà tra dieci anni, e probabilmente nemmeno lui lo sa davvero, però forse è proprio questo il punto, non sempre bisogna conoscere già la destinazione finale.
Qualche volta basta sapere che il posto nel quale siamo oggi non è necessariamente quello nel quale dobbiamo restare per sempre, avere abbastanza curiosità per guardare oltre e abbastanza coraggio per fare il primo passo.
Angelo oggi porta avanti la sua attività in Svizzera, continua a seguire quelle avviate in Italia e soprattutto continua a cercare nuove sfide, perché per lui quello che ha costruito fino ad ora non rappresenta un traguardo, ma soltanto l’inizio di qualcosa che deve ancora capire dove lo porterà.
Guarda l’intervista completa
Nel video completo qui sotto trovi tutta la conversazione con Angelo, da come ha iniziato a fare impresa giovanissimo in Italia fino alla decisione di trasferirsi a Lugano e aprire una nuova attività nel settore delle ristrutturazioni, passando per le differenze che ha percepito tra Italia e Svizzera, la fiscalità, la burocrazia, la sicurezza sul lavoro e il consiglio che darebbe oggi a chi vuole provare a costruire qualcosa di proprio.
La sua non è una ricetta universale e non significa che fare impresa in Svizzera sia automaticamente semplice, però è una storia che dimostra una cosa molto concreta: quando smetti di considerare ogni cambiamento come una minaccia e inizi a vederlo come un’occasione per imparare, spesso si aprono strade che prima nemmeno immaginavi.
Qui sotto trovi il video completo dell’intervista.
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