Quando ho incontrato Marika al Parco Ciani di Lugano aveva 26 anni, si era trasferita in Svizzera da appena due settimane e stava iniziando una fase completamente nuova della propria vita, con tutta l’energia, l’entusiasmo e anche le inevitabili incertezze che accompagnano un cambiamento importante. La sua è una storia che mi ha colpito proprio perché, nonostante la giovane età, alle spalle aveva già diversi spostamenti, esperienze di studio all’estero, una laurea in giurisprudenza e quella voglia di rimettersi continuamente in gioco che spesso rappresenta il punto di partenza di qualsiasi cambiamento vero.
Marika è nata a Cosenza e ha vissuto in Calabria fino ai 18 anni, poi, terminato il liceo, ha fatto la valigia ed è partita per Bologna, dove ha iniziato a studiare giurisprudenza; durante gli anni universitari ha vissuto anche un periodo a Bordeaux, in Francia, approfondendo diritto internazionale ed europeo, poi dopo la laurea ha continuato a muoversi tra Bologna, Parma e Ferrara, fino alla decisione di lasciare nuovamente tutto e provare a costruire qualcosa di nuovo a Lugano.
Quando senti che è arrivato il momento di cambiare
La domanda più naturale era capire cosa l’avesse spinta verso la Svizzera e la risposta, in realtà, racchiude molti dei motivi che sento raccontare spesso da chi decide di cambiare Paese: da una parte la voglia di uscire da una situazione che iniziava a starle stretta, dall’altra il desiderio di trovare un contesto capace di offrirle maggiori opportunità e una qualità della vita più vicina a quello che cercava.
Marika racconta di essersi stancata di Bologna e, più in generale, di alcuni aspetti della vita in Italia, soprattutto legati alla sicurezza, tema che negli ultimi anni aveva iniziato a pesare sempre di più sul suo modo di vivere la quotidianità; Lugano, inoltre, non era una scelta completamente al buio, perché il suo ragazzo si era già trasferito in Ticino qualche mese prima e questo le ha dato un punto di riferimento concreto, una persona vicina e un appoggio che inevitabilmente rende meno pesante un cambiamento del genere.
Nonostante questo, però, la decisione rimaneva sua, e forse è proprio qui che sta una delle parti più interessanti della sua storia: avere qualcuno che ti aspetta può aiutare, ma non elimina la necessità di scegliere personalmente se vuoi davvero lasciare ciò che conosci e provare a costruire qualcosa di nuovo.
Le prime differenze viste arrivando in Svizzera
Essendo arrivata da pochissimo, Marika non pretendeva certo di avere già capito tutto della Svizzera, però alcune differenze le erano saltate immediatamente agli occhi, a partire dai costi, perché basta entrare in un supermercato o affrontare le prime spese quotidiane per capire quanto il livello dei prezzi sia diverso rispetto all’Italia e anche rispetto alla Francia.
È un aspetto che però, secondo lei, va sempre rapportato agli stipendi e al sistema economico generale, perché confrontare soltanto il prezzo di un prodotto senza guardare al reddito disponibile racconta inevitabilmente solo una parte della storia.
La seconda differenza che ha percepito è stata proprio quella che l’aveva spinta a cercare un altro posto: la sicurezza. Marika racconta che a Lugano riesce a camminare sentendosi tranquilla anche la sera, e per lei questa sensazione vale moltissimo, perché la libertà di muoversi senza avere continuamente un livello di attenzione elevato influisce direttamente sulla qualità della vita.
Poi ci sono anche aspetti molto più semplici, come gli orari, perché rispetto a Bologna o Bordeaux ha trovato una città che “chiude” molto prima e che quindi richiede di cambiare alcune abitudini, anche banali, come fare la spesa tardi la sera.
Sono proprio queste piccole differenze quotidiane che spesso raccontano meglio un trasferimento rispetto ai grandi discorsi teorici.
Quanto coraggio serve a 26 anni?
Quando le ho chiesto quanto coraggio servisse per fare un cambiamento del genere alla sua età, Marika mi ha dato una risposta che probabilmente racconta molto del suo carattere: per lei il cambiamento è qualcosa di abbastanza naturale, quasi parte del proprio modo di essere, quindi non ha vissuto il trasferimento con quella sensazione di trauma che altre persone possono provare.
Questo non significa che non serva coraggio, significa semplicemente che alcune persone sono più inclini a muoversi, conoscere posti nuovi e cambiare ambiente, mentre altre hanno bisogno di più tempo per lasciare ciò che conoscono.
La sua idea è molto semplice: quando dentro di te senti che qualcosa deve cambiare, soprattutto quando sei giovane e hai meno responsabilità, vale la pena almeno provare ad ascoltare quella sensazione, perché spesso passiamo troppo tempo a pensare a tutte le difficoltà possibili e molto meno a quello che potrebbe nascere da una nuova esperienza.
Non significa buttarsi senza ragionare, perché informarsi, capire dove si sta andando e valutare le conseguenze rimangono passaggi fondamentali, ma significa evitare che la paura diventi automaticamente una scusa per rimanere fermi.
Una famiglia che ha imparato a lasciarla andare
Marika ha lasciato casa per la prima volta a 18 anni, quindi i suoi genitori avevano già affrontato il momento in cui una figlia prende la propria strada e comincia a costruire una vita lontano da casa.
Il padre, racconta, era particolarmente affezionato a Bologna e non ha accolto con entusiasmo l’idea che lei lasciasse una città nella quale aveva vissuto per diversi anni, però alla fine entrambi i genitori hanno rispettato la sua scelta, proprio perché conoscono il suo carattere e sanno quanto sia importante per lei sentirsi libera di esplorare, fare esperienza e provare strade diverse.
Ed è un aspetto che conosco bene anch’io, perché lasciare andare un figlio non è sempre semplice, soprattutto quando sceglie di andare lontano, ma a un certo punto bisogna accettare che ciascuno costruisca il proprio percorso, anche quando quella strada non coincide con quella che avremmo immaginato per lui.
Una laurea in giurisprudenza e la ricerca del primo lavoro in Ticino
Quando ci siamo incontrati, Marika non aveva ancora trovato lavoro e questa era inevitabilmente la sua principale preoccupazione.
È laureata in giurisprudenza e sta cercando opportunità nei settori della compliance e del risk management, ambiti nei quali la sua formazione può trovare applicazione all’interno di aziende, istituti finanziari e realtà strutturate, però partire senza avere già un contratto significa anche convivere con l’incertezza e con la consapevolezza che non tutto dipende dalla propria volontà.
È proprio questo che la preoccupa maggiormente, perché per lei l’indipendenza economica è molto importante e quindi il rischio di non trovare un’opportunità lavorativa rappresenta il lato meno semplice di questo trasferimento.
Allo stesso tempo, però, non mi è sembrata una persona disposta a stare ferma ad aspettare che qualcosa succeda; ha già vissuto fuori casa, ha studiato all’estero, ha cambiato città diverse volte e soprattutto ha un percorso di studi preciso, quindi la sua idea è continuare a muoversi, conoscere persone, informarsi e creare le condizioni perché l’occasione giusta possa arrivare.
Il consiglio di Marika a chi vuole cambiare
Verso la fine dell’intervista le ho chiesto cosa direbbe a un ragazzo o a una ragazza che si trovasse oggi nella stessa situazione, con la voglia di trasferirsi ma anche con tante paure, e il primo consiglio è stato probabilmente quello più semplice: fare il primo passo.
Secondo Marika, quando pensiamo troppo a qualcosa rischiamo di ingigantirla, creare problemi che ancora non esistono e rimanere intrappolati nella nostra testa, mentre iniziare concretamente a informarsi, cercare opportunità, capire quali documenti servono e conoscere meglio il luogo nel quale vogliamo andare rende progressivamente il cambiamento molto più reale e meno spaventoso.
Oggi, inoltre, abbiamo strumenti che fino a qualche anno fa non esistevano, perché attraverso internet e i social possiamo trovare informazioni, ascoltare le esperienze di chi è già partito, capire quali errori evitare e arrivare molto più preparati rispetto a chi si trasferiva all’estero vent’anni fa praticamente alla cieca.
Naturalmente essere giovani aiuta, perché quando non ci sono ancora figli, mutui o grandi responsabilità familiari è più facile permettersi anche di sbagliare, partire, provare e, se necessario, tornare indietro; con il passare degli anni i cambiamenti restano possibili, ma richiedono inevitabilmente più pianificazione.
Non tutto deve essere già deciso
Una delle cose che ho apprezzato maggiormente parlando con Marika è che non prova a raccontare la sua esperienza come se avesse già trovato tutte le risposte.
È arrivata a Lugano da due settimane, sta cercando lavoro, deve ancora capire se questa città diventerà davvero il posto nel quale costruire una parte importante della propria vita e non nasconde il fatto di avere delle paure.
Potrebbe non trovare subito il lavoro che cerca, potrebbe scoprire aspetti della Svizzera che oggi ancora non conosce, potrebbe anche rendersi conto un giorno che questa non è la strada definitiva, e va bene così.
Cambiare non significa necessariamente decidere oggi dove vivrai per i prossimi quarant’anni, significa qualche volta semplicemente concederti la possibilità di conoscere un’altra realtà e capire cosa può insegnarti.
Ed è esattamente quello che Marika spera di ottenere da questa esperienza: imparare il più possibile, conoscere persone nuove, essere stimolata, fare esperienza e continuare ad arricchire quel bagaglio personale che ha già iniziato a costruire lasciando la Calabria a 18 anni.
Una nuova storia appena cominciata
Quando abbiamo chiuso l’intervista, la storia di Marika era probabilmente ancora alla sua prima pagina.
Non c’era ancora un contratto di lavoro, non c’erano certezze sul futuro e non c’era quella conclusione perfetta che spesso si cerca quando si racconta una storia, però forse è proprio questo a renderla interessante, perché la maggior parte dei cambiamenti veri non viene raccontata quando tutto è già sistemato, ma proprio nel momento in cui una persona ha deciso di provare e deve ancora scoprire cosa succederà.
A 26 anni Marika ha già lasciato la propria regione, studiato a Bologna, vissuto in Francia, lavorato in città diverse e oggi sta provando ad aprire un nuovo capitolo a Lugano, con la speranza di trovare un lavoro nel proprio settore e soprattutto un ambiente capace di darle nuovi stimoli.
Se questa sarà la sua casa definitiva lo scoprirà soltanto con il tempo, ma una cosa è già evidente: restare ferma per paura di sbagliare non sembra essere mai stata una possibilità.
Guarda l’intervista completa
Nel video completo qui sotto trovi tutta la conversazione con Marika, dal suo percorso dalla Calabria a Bologna e Bordeaux fino alla decisione di trasferirsi a Lugano, alle prime differenze che ha notato vivendo in Svizzera, alle paure legate alla ricerca del lavoro e ai consigli che darebbe oggi a chi sente il bisogno di cambiare qualcosa nella propria vita.
È una storia ancora aperta, e forse proprio per questo vale la pena seguirla: non racconta un cambiamento già concluso, ma il momento esatto in cui una persona decide di provarci e comincia a costruire qualcosa di nuovo.
Qui sotto trovi il video completo dell’intervista.
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