Cassa malati in Svizzera: come funziona davvero per chi si trasferisce e quanto può costare

Quando si parla di trasferirsi in Svizzera, soprattutto per chi arriva dall’Italia, ci sono alcuni argomenti che prima o poi diventano inevitabili, perché magari all’inizio l’attenzione è tutta concentrata sul lavoro, sullo stipendio, sulla casa o sul permesso di soggiorno, poi però arriva il momento in cui bisogna capire come funziona davvero la vita quotidiana e uno dei temi che genera più domande, dubbi e anche qualche preoccupazione è sicuramente quello della cassa malati.

È proprio per questo che ho incontrato Stefano Brambilla, consulente previdenziale e finanziario attivo sul mercato svizzero da circa dodici anni e qualificato IAF, con il quale abbiamo deciso di affrontare separatamente due argomenti che considero fondamentali per chi pensa seriamente di costruirsi una vita in Svizzera: la sanità, attraverso il sistema della cassa malati, e il sistema pensionistico, al quale dedicheremo invece un altro approfondimento. In questa prima chiacchierata abbiamo cercato soprattutto di capire cosa succede nel momento in cui una persona diventa residente, quando nasce l’obbligo assicurativo, che differenza esiste tra assicurazione di base e complementari, quanto può incidere economicamente una cassa malati e quali sono alcuni aspetti che spesso chi arriva dall’Italia semplicemente non conosce.

L’obbligo non nasce quando arriva il permesso

Una delle prime cose che Stefano ha voluto chiarire riguarda proprio il momento dal quale parte l’obbligo assicurativo, perché è facile pensare che tutto inizi quando viene rilasciato il permesso di soggiorno, mentre il principio spiegato durante l’intervista è diverso: per chi si trasferisce e prende domicilio in Svizzera, l’obbligo della cassa malati parte dal momento in cui ci si domicilia nel comune svizzero, non dal giorno in cui materialmente arriva il permesso.

È una distinzione apparentemente piccola, ma importante soprattutto per chi sta organizzando un trasferimento e deve iniziare a mettere in conto anche questa voce nel proprio bilancio familiare, perché la sanità svizzera non funziona come quella italiana e il premio della cassa malati rappresenta una spesa che deve essere considerata fin dall’inizio.

Un’altra cosa da capire è che non esiste semplicemente “il prezzo della cassa malati in Svizzera”, come se ci fosse una cifra uguale per tutti, perché i premi possono variare in base al cantone di residenza, alla fascia d’età, alla franchigia scelta, alla compagnia assicurativa e alle coperture che si vogliono aggiungere.

Durante la nostra intervista abbiamo parlato soprattutto del Canton Ticino, perché è inevitabilmente il territorio che interessa maggiormente molte delle persone che seguono i miei contenuti, ma lo stesso Stefano ha sottolineato come spostandosi in cantoni differenti si possano incontrare costi diversi.

LAMal: la base obbligatoria della sanità svizzera

Il punto di partenza è la LAMal, cioè l’assicurazione malattia obbligatoria di base.

È quella che una persona residente deve avere e rappresenta, in sostanza, il primo livello di protezione sanitaria, quello previsto dalla legge. Il meccanismo però è molto diverso da quello al quale siamo abituati in Italia, perché insieme al premio mensile bisogna conoscere anche il concetto di franchigia.

Per un adulto la franchigia può essere scelta all’interno di una fascia che parte da 300 franchi e arriva fino a 2.500 franchi, e qui comincia già una delle decisioni più importanti quando si configura la propria cassa malati.

La logica, semplificando, è abbastanza intuitiva: scegliendo una franchigia bassa si paga generalmente un premio mensile più elevato, ma si limita maggiormente l’esborso personale quando si utilizzano prestazioni sanitarie; scegliendo invece una franchigia alta il premio mensile può scendere, ma nel momento in cui si ha realmente bisogno di cure bisogna essere preparati a sostenere una parte maggiore delle spese prima che intervenga pienamente l’assicurazione.

Non esiste quindi una franchigia migliore in assoluto, perché tutto dipende dalla situazione personale, dall’età, dal proprio stato di salute, dalla frequenza con cui normalmente si ricorre a medici e cure e, naturalmente, dalla capacità economica di affrontare un eventuale imprevisto.

È uno di quegli aspetti sui quali secondo me vale la pena fermarsi a ragionare, invece di scegliere semplicemente l’opzione con il premio mensile più basso e scoprire solo dopo cosa comporta realmente.

Assicurazione di base e complementari non sono la stessa cosa

Uno dei punti sui quali durante l’intervista abbiamo insistito parecchio riguarda la differenza tra LAMal obbligatoria e assicurazioni complementari.

La LAMal garantisce la copertura di base prevista dal sistema, mentre le complementari sono facoltative e servono ad ampliare determinate prestazioni o coprire situazioni che l’assicurazione obbligatoria non copre integralmente.

Questo è importante perché spesso chi sente parlare di 500 o 600 franchi al mese pensa semplicemente: “Pago la cassa malati e quindi qualsiasi cosa mi succeda viene pagata completamente”.

Non funziona esattamente così.

Stefano, durante la nostra conversazione, ha portato diversi esempi proprio per far capire la differenza, dall’utilizzo dell’ambulanza alle cure fuori cantone, fino alla possibilità di ricevere determinate prestazioni all’estero, sottolineando come in alcune circostanze la sola assicurazione obbligatoria possa lasciare una parte della spesa a carico dell’assicurato e come una complementare ben scelta possa invece ampliare la copertura.

Il concetto da portarsi a casa non è quindi che tutti debbano acquistare qualsiasi assicurazione complementare disponibile, sarebbe assurdo, ma che bisogna conoscere bene ciò che si sta acquistando, perché pagare meno non significa necessariamente essere assicurati meglio e, allo stesso tempo, pagare moltissime coperture delle quali non si avrà mai bisogno non avrebbe alcun senso.

Cosa succede se mi faccio male mentre lavoro?

Un altro dubbio che avevo io stesso, e che credo possa interessare parecchie persone, riguarda la differenza tra malattia e infortunio.

Stefano ha spiegato che, quando una persona è dipendente in Svizzera e lavora più di un determinato numero di ore settimanali, la copertura relativa agli infortuni viene normalmente gestita attraverso l’assicurazione del datore di lavoro, quindi in caso di infortunio non è necessariamente la cassa malati a essere chiamata in causa nello stesso modo in cui avviene per una malattia.

In settori maggiormente esposti al rischio, come per esempio l’edilizia e altre professioni particolarmente pericolose, entrano poi in gioco sistemi assicurativi specifici come la SUVA.

Questo è un altro esempio di quanto il sistema svizzero sia strutturato in maniera molto diversa rispetto a quello italiano e di quanto sia importante capire quale assicurazione interviene nelle diverse situazioni, perché dall’esterno si tende spesso a utilizzare il termine “cassa malati” come se racchiudesse qualsiasi problema sanitario, mentre nella realtà le coperture possono dipendere dalla causa dell’evento e dalla situazione lavorativa della persona.

Se vivo in Svizzera, sono coperto quando torno in Italia?

Questa era una delle domande che volevo assolutamente fare, perché riguarda moltissimi italiani che decidono di trasferirsi in Svizzera ma continuano naturalmente a tornare in Italia per vedere familiari e amici, trascorrere qualche giorno di vacanza o semplicemente perché mantengono ancora molti legami con il Paese.

Secondo quanto spiegato da Stefano, le situazioni d’urgenza all’estero possono essere coperte dalla LAMal, ma anche qui bisogna distinguere bene tra malattia, infortunio, Paese nel quale ci si trova e tipo di prestazione richiesta.

Il discorso diventa ancora più importante quando si viaggia in Paesi nei quali la sanità può avere costi estremamente elevati, come Stati Uniti, Canada, Giappone o Australia, perché in quei casi una copertura complementare adeguata può assumere un peso completamente diverso rispetto a una semplice vacanza oltreconfine.

Esistono inoltre complementari che, a determinate condizioni, possono consentire perfino di scegliere volontariamente di effettuare visite o trattamenti all’estero, arrivando in alcuni casi anche alla possibilità di farsi curare in strutture specifiche fuori dalla Svizzera.

Naturalmente qui entriamo in un campo nel quale condizioni, limiti e percentuali di rimborso dipendono moltissimo dal prodotto assicurativo scelto, motivo per cui non avrebbe senso generalizzare; la cosa interessante, però, è sapere che queste possibilità esistono e che la differenza tra una copertura e l’altra può essere molto più ampia di quanto sembri semplicemente guardando il prezzo mensile.

Le complementari possono servire anche quando stai bene

Uno degli aspetti che personalmente ho trovato più interessanti riguarda il fatto che le assicurazioni complementari non vengono necessariamente utilizzate soltanto quando ci si ammala.

Stefano ha fatto alcuni esempi molto concreti: occhiali e lenti a contatto, controlli preventivi, attività sportive e palestra possono rientrare, in base alle condizioni della propria complementare, tra le prestazioni per le quali è possibile ricevere un rimborso.

E qui cambia completamente il modo di guardare alla spesa assicurativa.

Molte persone ragionano infatti così: “Pago centinaia di franchi al mese, sto bene e quindi sto buttando via i soldi”, mentre una parte del lavoro di chi configura correttamente queste coperture dovrebbe essere proprio quella di capire quali prestazioni sono realmente utilizzabili durante l’anno.

Stefano porta per esempio il caso degli occhiali, spiegando che alcune complementari prevedono un importo annuale destinato a lenti o montature, oppure quello della palestra, dove determinati prodotti possono riconoscere rimborsi importanti sull’abbonamento fitness.

Attenzione però a una cosa che durante l’intervista abbiamo chiarito bene: non stiamo parlando di una detrazione fiscale, come potremmo immaginarla pensando al sistema italiano, ma di un vero e proprio rimborso previsto dalla copertura assicurativa.

Paghi quindi una determinata assicurazione e, se utilizzi una delle prestazioni contemplate dal contratto, puoi chiedere il relativo rimborso secondo le condizioni previste.

È proprio qui che, secondo me, diventa fondamentale non scegliere una complementare soltanto perché qualcuno ci dice che “è buona”, ma capire se quelle prestazioni hanno realmente un’utilità per il nostro stile di vita.

Quanto costa la cassa malati in Ticino?

Arriviamo alla domanda che probabilmente interessa più di tutte: quanto bisogna mettere in conto ogni mese?

La prima risposta corretta è che dipende.

Dipende dal cantone, dall’età, dalla franchigia, dalla compagnia, dal modello assicurativo scelto e soprattutto dalle eventuali complementari, quindi dare una cifra precisa valida per chiunque sarebbe semplicemente sbagliato.

Durante l’intervista Stefano ha però fornito alcuni ordini di grandezza riferiti al Canton Ticino, utili almeno per capire di quale spesa stiamo parlando.

Per un adulto, considerando la parte obbligatoria e una configurazione più completa con eventuali complementari, abbiamo parlato indicativamente di cifre nell’ordine di 500-600 franchi al mese, naturalmente con variazioni importanti a seconda delle scelte personali.

Per un bambino, sempre negli esempi fatti durante la nostra conversazione e comprendendo una buona copertura complementare, si può essere intorno ai 150 franchi mensili.

Una famiglia composta da tre o quattro persone può quindi arrivare facilmente a mettere in conto una cifra complessiva attorno ai 1.500 franchi mensili, sempre parlando di esempi indicativi e non di preventivi applicabili automaticamente a chiunque.

È una cifra importante e non avrebbe senso nasconderlo, soprattutto per una famiglia italiana abituata a non vedere una fattura mensile specifica per l’assicurazione sanitaria.

Ed è proprio per questo che, quando qualcuno mi chiede quanto serve per vivere in Svizzera, continuo a pensare che guardare soltanto lo stipendio sia completamente sbagliato.

Uno stipendio svizzero può sembrare molto alto se lo confrontiamo direttamente con uno stipendio italiano, ma bisogna sempre capire anche quali spese cambiano quando cambia il Paese, e la cassa malati è sicuramente una delle più importanti.

Costa molto, ma cosa ricevi in cambio?

Verso la fine dell’intervista ho fatto a Stefano una domanda volutamente molto semplice: preferisce il sistema sanitario italiano o quello svizzero?

Ovviamente non esiste una risposta universale, perché dipende dal punto di vista dal quale si osserva il problema, ma dal lato economico e del servizio Stefano ritiene più efficace il sistema svizzero, proprio perché il premio pagato consente, secondo la sua esperienza, di accedere spesso più rapidamente alle prestazioni sanitarie.

Il confronto con l’Italia è inevitabile.

In Italia non riceviamo ogni mese una fattura chiamata “cassa malati”, perché il sistema sanitario viene finanziato diversamente attraverso fiscalità e contributi, però negli ultimi anni moltissime persone si sono trovate davanti a tempi d’attesa molto lunghi e hanno iniziato comunque a ricorrere al privato, pagando quindi una seconda volta quando hanno bisogno di accedere rapidamente a determinate visite o prestazioni.

In Svizzera la spesa è invece estremamente visibile, perché arriva direttamente sotto forma di premio assicurativo e può essere molto pesante, ma il sistema è costruito secondo una logica completamente diversa.

Non credo abbia molto senso trasformare questo confronto nella solita discussione su quale Paese sia migliore, perché sono sistemi differenti e ciascuno presenta vantaggi, costi e criticità; quello che interessa a chi sta valutando un trasferimento è sapere a cosa va incontro realmente, perché scoprire certe spese quando si è già trasferiti è decisamente peggio che conoscerle prima e inserirle nel proprio progetto.

Prima di trasferirsi, bisogna fare i conti completi

Alla fine, il motivo per cui ho voluto realizzare questa intervista è proprio questo.

Quando si guarda la Svizzera dall’Italia è molto facile concentrarsi sul numero scritto in fondo alla busta paga e convincersi che basti guadagnare di più per vivere automaticamente meglio, ma trasferirsi in un altro Paese significa cambiare tutto il sistema economico che ruota intorno alla nostra vita: tasse, casa, assicurazioni, pensione, spese quotidiane e, naturalmente, sanità.

La cassa malati è una voce importante, può arrivare a rappresentare centinaia di franchi al mese per una singola persona e molto di più per una famiglia, ma il punto non è semplicemente dire che “costa tanto”.

Bisogna capire cosa comprende, quanto rimane a nostro carico, quale franchigia scegliere, quali complementari hanno realmente senso e quali invece sarebbero soltanto un costo inutile, perché due persone che vivono nello stesso cantone potrebbero avere esigenze completamente differenti.

Stefano, oltre alla propria attività di consulenza, approfondisce questi argomenti anche attraverso i suoi canali social e ha dedicato un libro proprio al funzionamento della cassa malati; nell’intervista completa abbiamo affrontato diversi esempi e situazioni che qui ho cercato di riordinare in maniera più semplice, ma chi sta progettando realmente un trasferimento dovrebbe sempre valutare la propria situazione personale e verificare condizioni e premi aggiornati prima di sottoscrivere qualsiasi soluzione.

Qui sotto trovi l’intervista completa con Stefano Brambilla, così puoi ascoltare direttamente tutte le sue spiegazioni e gli esempi che abbiamo affrontato insieme.

E questo è soltanto il primo dei due approfondimenti, perché con Stefano abbiamo registrato anche una seconda intervista dedicata interamente al sistema pensionistico svizzero, un altro argomento che considero fondamentale per chi vuole lavorare o vivere in Svizzera e che affronteremo nel prossimo articolo.

Perché cambiare Paese può essere una grande opportunità, ma più informazioni abbiamo prima di farlo, meno probabilità avremo di scoprire dopo aspetti che avremmo dovuto conoscere dall’inizio.

Stay Wild.