Ha lasciato la vita tradizionale per vivere in camper: la storia di Franco

Ci sono persone che sognano per anni di cambiare vita, ne parlano, immaginano cosa potrebbero fare, aspettano il momento giusto e alla fine rimangono esattamente dove sono. Poi ci sono persone che, a un certo punto, decidono davvero di provare a vivere in maniera diversa, magari senza sapere con certezza dove quella scelta le porterà, accettando però che insieme alla libertà arriveranno anche rinunce, problemi da risolvere e compromessi che prima non esistevano. Franco Fassina appartiene decisamente a questa seconda categoria.

Franco compie 56 anni e vive in camper dal 31 luglio del 2020, anche se l’idea di farlo era nata già diversi anni prima, quando ancora parole come “van life” non erano diventate così popolari sui social e vivere stabilmente su quattro ruote non aveva quell’immagine quasi romantica che spesso gli viene attribuita oggi. Avrebbe voluto iniziare già nel 2016, poi alcune circostanze della vita gli hanno impedito di farlo, fino a quando, nel 2020, quella scelta è diventata finalmente realtà.

La sua storia mi interessava particolarmente perché rompe subito uno dei luoghi comuni più diffusi sulla vita in camper: Franco non lavora online, non è un nomade digitale e non passa l’anno attraversando l’Europa con un computer sulle ginocchia. Ha un normale lavoro da dipendente, lavora in un ufficio tecnico e, terminata la giornata, torna semplicemente nella sua casa, con la differenza che quella casa ha quattro ruote e può trovarsi, quando le condizioni lo permettono, davanti a un bosco, vicino a un lago o in uno spiazzo immerso nella natura.

Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti della sua esperienza, perché dimostra che vivere in camper non significa necessariamente smettere di lavorare in un’azienda o trasformarsi in viaggiatori a tempo pieno. Si può avere una vita professionale assolutamente normale e scegliere comunque un modo diverso di abitare, organizzando la propria quotidianità intorno a esigenze e priorità che non sono quelle di chi vive in un appartamento.

Dal camper di quasi sette metri a un Volkswagen California

Per diversi anni Franco ha vissuto in un camper mansardato Knaus, un mezzo di quasi sette metri, spazioso e comodo, con tutto quello che normalmente associamo a una vera casa su ruote. Era un veicolo del 2004, con motore turbodiesel da 146 cavalli e telaio Al-Ko ribassato, un mezzo che lui stesso ricorda come estremamente stabile e confortevole, soprattutto per una persona che non lo utilizzava soltanto durante le vacanze, ma ci viveva tutto l’anno.

Poi, nel 2023, è successo qualcosa che ha cambiato completamente la situazione. Una forte grandinata ha colpito la zona in cui si trovava, provocando danni pesanti anche al camper; il tetto in alluminio è stato seriamente danneggiato e il conto stimato per sistemare tutto arrivava a circa 11.000 euro. L’assicurazione aveva coperto la sostituzione degli oblò, ma non il danno provocato dalla grandine alla struttura e, considerando anche l’età del mezzo, Franco si è trovato davanti a una decisione non semplice.

Fortunatamente le infiltrazioni non avevano provocato danni permanenti all’interno e alla fine è riuscito a vendere il camper a un appassionato disposto a ripararlo, ricavando circa 18.000 euro da un mezzo che alcuni anni prima aveva pagato 26.000. Da lì è cominciata la ricerca di una nuova soluzione, inizialmente orientata verso un semintegrale, salvo poi scontrarsi con i prezzi dell’usato, che in quel periodo rendevano praticamente impossibile trovare qualcosa di relativamente recente nella fascia di spesa che si era prefissato.

Ed è così che è arrivata la scelta più radicale: passare da un camper mansardato di quasi sette metri a un Volkswagen California T4 del 2001, un mezzo da 102 cavalli, immatricolato inizialmente in Germania e con oltre 380.000 chilometri sulle spalle.

Una scelta che Franco stesso definisce azzardata, soprattutto se pensiamo che non stiamo parlando di qualcuno che utilizza il van per trascorrere qualche weekend fuori casa, ma di una persona che ci vive realmente.

Quando la libertà significa anche rinunciare allo spazio

Il vantaggio di un mezzo come il California è immediatamente evidente: ha dimensioni paragonabili a quelle di un’automobile, è alto meno di due metri, passa praticamente ovunque, consuma decisamente meno di un camper tradizionale ed è molto più semplice da muovere sulle strade strette, nei centri abitati o su percorsi dove con un mezzo da sette metri bisogna inevitabilmente iniziare a fare qualche ragionamento in più.

Dall’altra parte, però, lo spazio è quello che è, e quando quel mezzo diventa la tua casa ogni centimetro comincia ad avere un valore completamente diverso.

Il California di Franco dispone di una cucina, un piccolo lavandino, circa 30 litri d’acqua, un frigorifero a compressore da 40 litri, un WC a secco, una batteria al litio da 150 Ah e un inverter che gli permette di utilizzare anche un microonde. Il riscaldamento è a gasolio e, considerando le dimensioni ridotte dell’abitacolo, riesce a mantenere temperature confortevoli anche quando fuori fa parecchio freddo.

Quello che manca, però, è forse uno degli elementi che per molti rappresenterebbe immediatamente un limite insormontabile: la doccia.

Franco ha risolto il problema attraverso una palestra aperta 24 ore su 24, nella quale può allenarsi e utilizzare regolarmente gli spogliatoi, una soluzione che si integra bene con la sua vita da lavoratore relativamente stanziale, ma che sarebbe molto più complicata per una persona costantemente in viaggio. Chi si sposta continuamente dovrebbe infatti affidarsi ad aree attrezzate, campeggi, piscine, autogrill o altre strutture, tutte soluzioni possibili, ma che richiedono inevitabilmente maggiore organizzazione.

Anche il letto richiede una piccola routine quotidiana. Il California dispone del classico tetto a soffietto, ma durante l’inverno, quando piove o c’è molto vento, Franco preferisce dormire nella parte inferiore; la panca posteriore viene quindi spostata e aperta ogni sera, trasformandosi in un letto di circa due metri per un metro e venti, per poi essere nuovamente richiusa la mattina successiva.

Sono tutte operazioni relativamente semplici, ma quando vengono ripetute 365 giorni all’anno assumono un significato diverso rispetto a quello che possono avere durante una vacanza di una settimana.

Il minimalismo non come moda, ma come conseguenza

Parlando con Franco emerge continuamente una parola: minimalismo.

Non nel senso estetico con cui spesso viene utilizzata sui social, con interni perfetti, pochi oggetti scelti accuratamente e fotografie studiate, ma nel senso molto più concreto di rendersi conto di quante cose possediamo senza averne realmente bisogno.

Franco racconta che già dopo la separazione, quando nel 2016 era andato a vivere da solo in un appartamento, aveva iniziato quasi inconsapevolmente a liberarsi di molte cose. Non aveva più il televisore, aveva pochi mobili e persino un armadio di due metri rimasto in gran parte vuoto. È stato proprio in quel periodo che ha iniziato a rendersi conto di quanto una parte enorme degli oggetti presenti normalmente nelle nostre case non sia realmente necessaria per vivere.

Questo non significa che avere una casa sia sbagliato o che tutti dovrebbero liberarsi di ciò che possiedono, perché una casa permette anche di coltivare hobby, avere spazi di lavoro, un giardino o semplicemente godersi comodità che in un camper non possono esistere. Il punto è un altro: quando lo spazio disponibile si riduce drasticamente, sei costretto a decidere ciò che per te conta davvero.

E questa è probabilmente una delle lezioni più interessanti della vita in camper, anche per chi non ci vivrebbe mai.

Ci accorgiamo spesso di quanto siamo legati non soltanto agli oggetti, ma a tutta la struttura che abbiamo costruito intorno alla nostra quotidianità. Una casa più grande significa più spazio, ma anche più cose da mantenere, pulire, sistemare e gestire; Franco, al contrario, scherza sul fatto che con un piccolo aspirapolvere a batteria riesca a pulire praticamente tutta la propria casa in un quarto d’ora e che anche lavare esternamente il van richieda molto meno tempo rispetto al vecchio mansardato.

Quella che per qualcuno rappresenterebbe una rinuncia, per un’altra persona può diventare una forma di libertà.

La comfort zone non è uguale per tutti

È proprio parlando di comfort zone che l’intervista, secondo me, tocca il punto più interessante.

Si tende spesso a pensare che vivere in camper significhi necessariamente uscire dalla propria zona di comfort, mentre restare in una casa tradizionale rappresenterebbe la scelta più comoda e sicura. Ma la comfort zone non è un luogo fisico, dipende completamente dalla persona.

Per Franco, occuparsi di una casa, mantenere un giardino, trascorrere parte del weekend tra lavori domestici e manutenzioni non rappresenterebbe affatto una situazione confortevole; per lui è molto più naturale vivere in pochi metri quadrati, avere poche cose da gestire e poter cambiare posto quando ne sente la necessità.

Per qualcun altro sarebbe esattamente il contrario.

Ed è per questo che continuo a pensare che non esista una vita giusta in assoluto. C’è chi trova serenità in un appartamento, chi vuole una grande casa con un giardino, chi preferisce vivere in città, chi ha bisogno della natura e chi, come Franco, a un certo punto è diventato quasi insofferente alla vita tra quattro mura.

Il punto non dovrebbe essere convincere gli altri che la propria scelta sia migliore, ma riuscire a capire quale sia realmente la vita nella quale noi stiamo bene.

Ma Franco si è pentito del van?

La risposta è interessante proprio perché non è un sì o un no.

Da una parte il California gli permette di consumare meno, muoversi con una semplicità completamente diversa rispetto al vecchio mansardato, entrare praticamente ovunque e sostenere costi di manutenzione più simili a quelli di un’automobile. Per viaggiare, soprattutto in territori fatti di strade strette e tornanti come può essere la Svizzera, è una soluzione che anche io considero estremamente interessante.

Dall’altra parte, però, viverci stabilmente è tutta un’altra storia.

Lo spazio ridotto, il letto da preparare ogni giorno e soprattutto l’assenza della doccia cominciano a pesare quando il van non è semplicemente un mezzo di viaggio, ma è realmente casa tua. Franco ammette infatti che, considerando il modo in cui sta vivendo oggi, probabilmente un van leggermente più grande, magari da 5,40 metri e dotato di una vera doccia, potrebbe rappresentare un compromesso migliore.

Non significa che la scelta sia stata sbagliata, significa semplicemente che anche le scelte di vita evolvono.

E secondo me questo è importante da dire, perché troppo spesso raccontiamo il cambiamento come se fosse una decisione definitiva: scegli una nuova strada e da quel momento devi dimostrare a tutti i costi che fosse quella giusta. In realtà possiamo cambiare, sperimentare, accorgerci che alcune cose funzionano e altre meno, aggiustare il tiro e scegliere nuovamente.

Non c’è nessuna sconfitta in questo.

Comprare un van pronto o allestirlo?

Nella nostra chiacchierata abbiamo affrontato anche uno dei grandi interrogativi di chi sogna questo tipo di vita: conviene acquistare un camper o un van già pronto oppure comprare un furgone commerciale e farlo allestire?

Anche qui non esiste una risposta valida per tutti.

L’idea di acquistare un furgone vuoto e trasformarlo può sembrare inizialmente molto più economica, ma bisogna mettere nel conto isolamento, rivestimenti, impianto elettrico, riscaldamento, acqua, accessori, eventuale doccia, manodopera e soprattutto tutta la parte necessaria affinché il mezzo possa essere omologato correttamente.

Franco, lavorando in un ufficio tecnico, si è persino divertito a progettare configurazioni in 3D e a fare diversi conti sui materiali, arrivando alla conclusione che, se il lavoro viene affidato a professionisti e si vogliono utilizzare materiali e impianti fatti come si deve, il risparmio rispetto a un van già allestito può essere molto meno importante di quanto si immagini.

Naturalmente cambia tutto se una persona possiede competenze, tempo e manualità sufficienti per realizzare una buona parte del lavoro in autonomia, ma anche in quel caso bisogna ricordarsi che non stiamo semplicemente costruendo dei mobili dentro un furgone: stiamo creando un ambiente nel quale dormiremo, cucineremo e vivremo, con impianti elettrici, riscaldamento e sistemi che devono essere realizzati in sicurezza.

Il vero coraggio non è dormire in un camper

A un certo punto Franco dice una cosa che, secondo me, sintetizza molto bene tutta la sua storia: non ci vuole coraggio per vivere in camper, il vero coraggio è lasciare la vita considerata normale per provare qualcosa di diverso.

Ed è proprio qui che questa intervista smette di essere soltanto una storia sulla van life.

Perché il camper, alla fine, è soltanto il mezzo attraverso cui Franco ha realizzato il proprio cambiamento. Avrebbe potuto essere un trasferimento, un nuovo lavoro, un’altra città o qualsiasi scelta capace di rompere un equilibrio costruito negli anni.

La parte difficile non è imparare dove mettere i vestiti in pochi metri quadrati o trovare una doccia, la parte difficile è mettere in discussione le sicurezze che abbiamo accumulato, soprattutto quando tutti intorno a noi considerano normale continuare esattamente sulla stessa strada.

Questo non significa che bisogna mollare tutto e andare a vivere in camper, anzi, Franco stesso è il primo a ribadire che quello raccontato è il suo modo di vivere, non una regola e tantomeno una soluzione adatta a tutti.

La cosa più intelligente per chi è incuriosito da questo mondo sarebbe probabilmente provarlo prima, magari noleggiando un mezzo per un periodo, vivendo davvero quegli spazi e cercando di capire come ci si sente quando l’entusiasmo dei primi due giorni lascia spazio alla quotidianità.

Può darsi che dopo una settimana qualcuno pensi: “Questa è esattamente la vita che voglio”.

Qualcun altro potrebbe invece non vedere l’ora di tornare nel proprio appartamento.

Entrambe le risposte sarebbero perfettamente valide.

Vivere diversamente significa prima di tutto scegliere

Franco continua oggi a vivere nel suo California, lavorare normalmente e organizzare la propria quotidianità intorno a quello spazio ridotto. Non racconta una vita perfetta, racconta una vita che ha scelto, con i suoi vantaggi e i suoi difetti, ed è proprio questo che rende interessante la sua esperienza.

Parlando con lui non emerge l’immagine patinata della van life che vediamo spesso online, emerge invece una realtà fatta di adattamento, temperature sottozero, letti da preparare, docce da organizzare, batterie, riscaldamento, parcheggi e problemi pratici, ma anche della possibilità di terminare una giornata di lavoro e ritrovarsi in mezzo al verde, con pochissime cose intorno e la sensazione di essere esattamente dove si vuole essere.

Franco si occupa inoltre da tempo del tema della residenza senza fissa dimora, un argomento sul quale racconta la propria esperienza e fornisce informazioni a chi sta pensando seriamente di intraprendere una vita di questo tipo; è un tema amministrativo che va naturalmente affrontato verificando sempre la propria situazione specifica e le procedure applicabili, ma è anche uno degli aspetti concreti che spesso vengono completamente ignorati quando si immagina la vita in camper guardandola soltanto attraverso i social.

Alla fine, però, ciò che mi porto via da questa intervista non riguarda i camper.

Riguarda quella domanda che prima o poi, in modi diversi, capita a tutti di farsi: la vita che sto vivendo è davvero quella che ho scelto oppure è semplicemente quella nella quale mi sono abituato a stare?

Franco una risposta se l’è data, ha provato a cambiare e, nel tempo, ha continuato a modificare anche il proprio modo di vivere quel cambiamento. Non sappiamo se fra qualche anno avrà ancora lo stesso California, un van più grande o qualcosa di completamente diverso, ma forse è proprio questo il punto: non siamo obbligati a percorrere per sempre la stessa strada soltanto perché abbiamo iniziato a seguirla.

Se vuoi conoscere direttamente Franco, vedere il suo Volkswagen California e ascoltare tutta la nostra chiacchierata sulla vita da full timer, qui sotto trovi l’intervista completa, con molti altri dettagli, riflessioni e qualche inevitabile imprevisto da vera giornata all’aperto.

E magari, ascoltandola, non ti verrà voglia di andare a vivere in camper.

Ma potrebbe venirti voglia di chiederti se c’è qualcosa, nella tua vita, che avresti davvero voglia di cambiare.

Stay Wild.